Il Presidente della Repubblica sarà a Seveso il 10 luglio 2026 per i 50 anni della tragedia dell’Icmesa. E già questa frase, da sola, basta a restituire la misura di un tempo che non è passato. Si è semplicemente sedimentato, come la diossina, ma anche come la memoria buona, quella che resiste e non si lascia interrare. Il Bosco delle Querce lo accoglierà.
Un luogo che non è soltanto un parco, ma una dichiarazione di intenti fatta foglie e silenzi: qui la natura non ha dimenticato, ha ricominciato. E la presenza del Capo dello Stato diventa il sigillo istituzionale su una storia che non appartiene solo a Seveso e Meda, ma all’Italia intera. E per certi versi all’Europa.
Cinquant’anni dopo quel luglio del 1976, quando da uno stabilimento chimico uscì una nube invisibile e feroce, il nome Icmesa continua a suonare come una ferita che ha imparato a parlare piano. Oggi restano le vasche di contenimento, la diossina sepolta in profondità e un paesaggio che è diventato laboratorio di rinascita.
Un paradosso tutto brianzolo: trasformare un disastro in una forma di educazione civile. Nel frattempo, proprio il Bosco delle Querce ha ottenuto anche il riconoscimento del Marchio del Patrimonio Europeo, ulteriore passaggio simbolico di una storia che da locale è diventata universale. Perché qui non si celebra solo la ricostruzione ambientale, ma anche la capacità di una comunità di restare in piedi dentro la propria memoria. La presenza di Mattarella non sarà soltanto protocollo. Sarà il gesto con cui le istituzioni scelgono di stare dentro una ferita senza spettacolarizzarla, ma nemmeno dimenticarla. Seveso non chiede solo di essere ricordata, ma di essere capita ancora. E forse è proprio questo il senso più profondo di quella visita. Non chiudere una pagina, ma tenerla aperta con cura, perché continui a insegnare.