L’editoriale del direttore Marco Pirola: «La Brianza ormai resiste solamente nel ricordo dei nonni»

L'editoriale del direttore responsabile del Cittadino, Marco Pirola, sull'edizione di giovedì 2 aprile 2026.
Stampa giornali editoriale - foto Freepik
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La Brianza perde un altro pezzo del suo fragile orgoglio territoriale. Dopo lo “svuotamento” dell’Autodromo di Monza, il passaggio sotto il giogo milanese di Assolombarda e della Camera di Commercio. L’ennesimo tradimento dei nostri diritti ”autarchici”, ora Milano punta dritta al cuore pulsante dell’Inps. L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale non è più “nostro”.

Monza deve cedere e il capoluogo lombardo sorride, mentre noi rimasti nella Fortezza Bastiani, contiamo i bicchieri di grappino rimasti sul tavolo. I brianzoli si interrogano se il prossimo passo sarà la rinuncia al fiume Lambro, trasformato in parcheggio multipiano. Oppure la Valsassina, croce e delizia degli automobilisti, riconvertita in centro commerciale gourmet con tanto di effige della “Madunina”. Stiamo diventando l’appendice muta di Milano. Muta, ma con i prezzi di un centro storico. La politica tace.

Intanto Milano festeggia per l’ennesima volta. Pronta a inaugurare il nuovo ufficio Inps con un buffet di sushi e avocado toast, mentre noi rimaniamo a rimirare il confine cittadino come vecchi parenti scacciati dal pranzo di Natale. La morale è chiara: la Brianza resiste solo nei nomi delle strade e nei loghi delle aziende storiche, mentre tutto il resto è già parte del grande ingranaggio milanese. Le piazze, un tempo piene di mercati rionali, sono ora parcheggi per pendolari. Quel senso di identità, quella piccola fiera di tradizioni locali e iniziative comunitarie, sopravvive ormai solo nelle foto ingiallite degli album di famiglia e nei racconti dei nonni che scuotono la testa, come se stessero parlando di un’altra Brianza. Di un mondo che Milano ha inghiottito pezzo dopo pezzo, con la stessa calma chirurgica con cui si sposta una tessera di Lego.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.