C’è un momento preciso in cui una provincia smette di sentirsi tale. Non accade quando inaugura una rotonda o quando conquista una statistica, ma quando sale su un palco che conta e lo fa senza chiedere permesso. Le Bambole di Pezza sono salite all’Ariston come si sale su un treno preso dopo anni di attesa in stazione. Con il biglietto pagato in gavetta, studio, concerti, chilometri e sogni tenuti al caldo.
E quando Cleo (Martina Ungarelli per l’anagrafe, Limbiate per identità) ha afferrato il microfono, non c’era solo una band. Ma un pezzo di Brianza che smette di stare in platea per andare sotto i riflettori. “Resta con me” non è solo una ballad rock, è un manifesto gentile in tempi sgraziati. È sorellanza, è energia, è quel girl power che non ha bisogno di slogan urlati, ma di chitarre accordate e parole giuste. In un Festival spesso accusato di essere prevedibile, cinque ragazze hanno portato una novità semplice e rivoluzionaria: esserci, con la propria voce, senza chiedere spazio, ma prendendolo.
Dietro le quinte c’è una madre che riceve telefonate alle tre del mattino, un padre che guarda dalla galleria, un negozio di paese che per qualche giorno diventa quartier generale emotivo. E c’è persino una promessa tatuata letteralmente a Carlo Conti: perché la leggerezza, quando è autentica, è la forma più elegante della serietà. Sanremo è un frullatore. È vero. Ma stavolta nel vortice c’è finita anche la Brianza e ne è uscita più luminosa. Venerdì sera arriverà la cover con Cristina D’Avena. Qualcuno sorriderà. Queste ragazze hanno trasformato l’entusiasmo in mestiere e il mestiere in palcoscenico. Per una volta non siamo noi a guardare la Riviera da lontano. È la Riviera che guarda noi. E scopre che anche da Limbiate si può arrivare all’Ariston senza perdere l’accento, la grinta e la dolcezza…