Bambini e stati d’animo negativi, come imparano?
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Bambini e stati d’animo negativi, come imparano?

Come aiutare un bambino irrequieto in vista del ritorno alla scuola elementare. Ne parla la dottoressa Giulia Casiraghi, terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva.

Mio figlio frequenta le elementari, a settembre tornerà a scuola, sono preoccupata perché l’ultimo anno di scuola ha imparato poche cose ed era inquieto e nervoso ad andare a scuola con le regole anticovid. Cosa posso fare per aiutarlo?
Allegra

Buongiorno, capisco la situazione, molti studenti hanno vissuto la medesima esperienza.

Per aiutarli sarebbe opportuno che vivessero una situazione di normalità. Provo a spiegarle il funzionamento cerebrale sotto all’apprendimento, sperando di poterle fornire una base teorica per aiutare suo figlio.

Consideriamo il cervello come se fosse composto da due aree: una razionale legata alle attività più cognitive e di ragionamento, un’altra zona deputata alle questioni emotive.

Definiamole come “cervello emozionale” e “cervello razionale”.

Da studi è emerso che il cervello emozionale ha un ruolo fondamentale: può sabotare il funzionamento della parte più razionale, basti solamente pensare alla difficoltà di affrontare un compito se in preda all’ansia o alla paura, i risultati saranno peggiori.

A livello neuropsicologico, in presenza di stati emozionali negativi come paura ansia, viene compromessa la memoria di lavoro, ovvero la capacità di tenere a mente più informazioni per arrivare al risultato.

Questo è possibile perché la sede della memoria di lavoro si trova nella corteccia prefrontale, alla quale confluiscono anche fibre provenienti dal sistema limbico che è sede del “cervello emotivo”.

Alla luce di queste considerazioni le capacità emotive sono il presupposto per utilizzare tutte le altre abilità cerebrali, specialmente quelle coinvolte nell’apprendimento, andando a determinare il successo personale.

Quando una attività cattura in modo naturale e senza sforzo, i risultati sono migliori, questo perché il cervello si trova in uno stato definito di “flusso”, le emozioni associate a questo stato sono positive e incanalate, ovvero in armonia con il compito al quale il bambino si dedica.

Trovarsi in stati di paura, noia, agitazione e ansia non permettono di entrare nello stato di “flusso” che è lo stato d’eccellenza per un buon apprendimento.

Osservando l’attività cerebrale si nota che gli individui, che si trovano nello stato di “flusso”, hanno una minore attivazione cerebrale con risultati migliori, ciò significa che il cervello lavora in modo più efficace usando meno energie e ottenendo risultati migliori.

Al contrario stati emotivi negativi attivano più aree e il soggetto percepisce questo come una maggiore distrazione.

In seguito a queste brevi considerazioni neuropsicologiche, dovremmo sfruttare gli stati emozionali positivi dei bambini per portarli verso alti livelli di apprendimento.

In questo senso le capacità emotive vanno incentivate nei bambini fin da piccolissimi, queste permettono di avere successo nella vita e di utilizzare a pieno il potenziale cognitivo.

Non possiamo permetterci di non allenare il “cervello emotivo”.

Spero che riesca a condurre il suo bambino verso questi stati emotivi positivi, rendendo l’esperienza di apprendimento come qualcosa di positivo.

Giulia Casiraghi *

* Laureata all’Università di Milano Bicocca, è TNPEE - Terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva. Iscritta all’albo professionale dei terapisti della neuropsicomotricità dell’età evolutiva n°448. Si occupa di età evolutiva, in particolare segue bambini e ragazzi tra zero e 18 anni con disturbi del neurosviluppo. Lavora come libera professionista a Milano e nella provincia di Monza e Brianza. Per info: mail, Facebook, Instagram.


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