Le 48 ore di volontariato per Monza: così   gli studenti Ac imparano il bello di dare una mano
I ragazzi al lavoro a Monza (Foto profilo facebook Azione cattolica ambrosiana)

Le 48 ore di volontariato per Monza: così gli studenti Ac imparano il bello di dare una mano

Movida lontana, i ragazzi dell’Azione Cattolica studenti ambrosiana (dai 14 ai 19 anni), nel rigoroso rispetto delle regole anti-Covid, non hanno rinunciato alla loro “occasione” estiva e hanno dedicato due giorni alla città. Numeri e giornate ridotte, ma stessa voglia di aiutare gli altri: hanno imbiancato e ripulito aule all’oratorio di San Gerardo e aiutato i volontari all’asilo notturno a preparare i pasti per i più bisognosi.

Le 48 ore della gratuità. Un’occasione presa al volo, in questa estate in cui tanti programmi sono saltati, o perlomeno cambiati. Così, la settimana è diventata corta, anzi, cortissima: due giorni appena. Meno tempo ma stesso desiderio e invariata intensità: condividere, nell’essenziale e in amicizia, un po’ di tempo e mettere in campo energie per aiutare gli altri. Non hanno dunque rinunciato alla loro “occasione” estiva i ragazzi dell’Azione cattolica studenti e hanno dedicato due giorni (il 21 e il 22 agosto) alla città di Monza. Anche i numeri dei partecipanti al campo di volontariato si sono inevitabilmente ridotti, nel rispetto delle norme anti-pandemia. Dieci i ragazzi dai 14 ai 19 anni (rispetto agli oltre 50 degli scorsi anni) hanno scelto di condividere, affiancati da alcuni responsabili, una o due giornate per «scoprire il bello della gratuità e la voglia di spendersi per l’altro - l’invito dei responsabili diocesani- e attraverso lavori utili per la comunità, “sporcarsi le mani».

Nessun pernottamento in uno degli oratori della città, niente campo base a San Carlo come negli ultimi anni e nessuna cena comunitaria. I ragazzi, conclusi i lavori del primo giorno, hanno fatto ritorno a casa propria, per poi tornare a Monza la mattina successiva. C’è anche chi, in partenza per le vacanze, non ha voluto rinunciare del tutto all’esperienza e ha dato una mano per un solo giorno. Oltre all’impegno per gli altri, ad attendere i ragazzi ci sono stati anche momenti di preghiera e confronto, guidati dall’assistente di Ac, don Fabio Riva. Per questa edizione particolare del campo di lavoro il “quartier generale” è stato all’oratorio di San Gerardo: qui i ragazzi si sono impegnati in lavori di imbiancatura di alcune locali e nella sistemazione e riordino di aule.

I ragazzi al lavoro all’asilo notturno di via Raiberti (foto profilo facebook San Vincenzo Monza)

I ragazzi al lavoro all’asilo notturno di via Raiberti (foto profilo facebook San Vincenzo Monza)

Il primo giorno in sei hanno invece dato una mano all’asilo notturno di via Raiberti, gestito dalla San Vincenzo. Qui i ragazzi hanno affiancato responsabili e volontari del centro anche nella distribuzione dei pasti alle persone bisognose e in altre attività di sistemazione degli ambienti e logistica, nel massimo rispetto di distanziamento e regole di prevenzione, con la selezione dei generi alimentari ricevuti dai supermercati grazie al progetto “Pane e rose”. «È stato certamente un campo diverso -spiega il responsabile della segreteria diocesana Acs, Massimiliano Mariani -. Numeri ridotti, attività contingentate, perché in alcuni luoghi dove solitamente eravamo abituati ad impegnarci non è stato possibile entrare». Ad esempio le case di riposo, dove i ragazzi hanno svolto negli anni scorsi attività di animazione.

Mariani, 23 anni, di Lentate sul Seveso, studente dell’Università Bocconi al primo anno di laurea magistrale, non ha comunque dubbi: «Anche così, lo spirito del campo non è cambiato: la giornata si è aperta sempre con un attimo di preghiera e riflessione, è proseguita con il lavoro, il pranzo al sacco e la vita comune e si è di nuovo conclusa con un momento di condivisione per riflettere sull’esperienza di donare il proprio tempo agli altri e sentirsi utili». Un’esperienza che nei giorni successivi Ac studenti ha replicato anche a Milano e Lecco, con la stessa formula e gli stessi numeri. “Rel-azione: per essere (nuova) comunità” lo slogan scelto per invitare all’esperienza. E anche con una formula ridotta, senza la festa aperta alla città che chiudeva da tradizione il campo nelle passate edizioni, quella “rel-azione” ha dato comunque i suoi, attesi, frutti.


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