Un brianzolo in Formula 1: Mauro Comi, 32 anni di Triuggio, meccanico in Toro Rosso
Mauro Comi

Un brianzolo in Formula 1: Mauro Comi, 32 anni di Triuggio, meccanico in Toro Rosso

In viaggio da Triuggio a Monza, facendo il giro del mondo. È il tragitto che ha portato Mauro Comi, 32 anni, a varcare l’uscio di casa e attraversare oceani e continenti, prima di ritornare a Monza come meccanico per la Toro Rosso.

In viaggio da Triuggio a Monza, facendo il giro del mondo. È il tragitto che ha portato Mauro Comi, 32 anni, a varcare l’uscio di casa e attraversare oceani e continenti, prima di ritornare a Monza. Lui che è cresciuto nell’Alan Racing in Formula Master, passando in Gp2 con la Trident prima e la Hilmer poi, prima di mettere a radici a Faenza. Da cui, lo scorso anno, è partito il nuovo viaggio con destinazione Formula 1. Oggi Mauro è un meccanico addetto all’assemblaggio di componenti del motore e degli scarichi e la sua passione la cavalca in Toro Rosso. “Il salto dalla Gp2 alla Formula 1 è stato davvero di impatto, mi sono trovato a misurarmi con una realtà completamente diversa. Ci si confronta con molte più persone e con attrezzature tecniche specializzate”.

La rincorsa alla massima categoria del motosport, Mauro l’ha iniziata diplomandosi perito meccanico all’istituto Leonardo da Vinci di Carate. “Ma già a 13 anni aiutavo i miei amici a riparare i loro motorini. Poi Marco Erba, un altro meccanico, mi ha introdotto in questo mondo. E lì il mio sogno ha cominciato a prendere forma, a realizzarsi. Ci sono voluti grandi sforzi, ma oggi trovarsi in Formula 1 è entusiasmante”. Una scelta che, però, non è ovviamente solo fatta di strade in discesa. “Torno a casa un weekend, forse due, al mese. Se non sono in viaggio col team, sono a Faenza, dove c’è la sede della Toro Rosso. E con la mia ragazza ci organizziamo per vederci alternandoci negli spostamenti”. In compenso, come già in Gp2, Mauro ha conosciuto il mondo. Trasferendosi da un circuito all’altro, “sono rimasto colpito da Baku, in occasione del Gp dell’Azerbaigian. Ma anche dal Canada. Anche se Montecarlo mantiene un fascino tutto particolare. Con i piloti ho un buon rapporto, a cominciare dai nostri Daniil Kyvat e Carlos Sainz, passando per Max Verstappen. Ma ho un ricordo particolare, legato a un test svolto a Valencia con Sergio Perez. Ci rincontrammo per caso alla sera, dopo una giornata in circuito, riconoscendomi e comportandosi come un normalissimo ragazzo. Senza far pesare il peso della propria posizione”.


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