Gli scomparsi: in Italia 6.000 persone svanite nel 2020, le denunce a Monza e in Brianza
La copertina della Relazione annuale, la 24esima, realizzata dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse (Foto di Antonio Casto)

Gli scomparsi: in Italia 6.000 persone svanite nel 2020, le denunce a Monza e in Brianza

Numerosi tra gli scomparsi i minori, anche bambini. E la stragrande maggioranza non è stata rapita. O magari uccisa. Piuttosto, spesso, è “fuggita”, volontariamente e disperatamente, da soprusi, abusi e violenze.

Sono state oltre 13mila le persone che solo lo scorso anno, in Italia, in piena emergenza Covid, con le restrizioni dei lockdown, sono sparite. Poco più della metà, fortunatamente, solo per un breve lasso di tempo. Sono finite in una denuncia di scomparsa e poi ritrovate. Non è stato così invece per 6mila, anche minori, persino bambini, ancora irreperibili. E la stragrande maggioranza non è stata rapita. O magari uccisa. Piuttosto, spesso, è “fuggita”, volontariamente e disperatamente, da soprusi, abusi e violenze. Per quasi 11mila alla voce motivazione della scomparsa si legge: “allontanamento volontario”.

Un fenomeno quasi esclusivamente maschile, nel 75% dei casi, con una maggioranza neppure troppo schiacciante di stranieri (55%). Ma il dramma nel dramma è che oltre la metà dei casi di scomparsa denunciati (56%) riguarda under 18, oltre 10 volte tanto gli anziani, i quali, più che scappare, spesso non sono in grado di tornare, annebbiati dalla malattia.

I numeri sono parte di una Relazione annuale, la 24esima, realizzata dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, figura istituita nel 2007. La buona notizia è che dopo il picco raggiunto nel 2016, 23.891, le denunce sono di anno in anno calate.

In Lombardia dal 1974 al 2020 ne sono state presentate agli organi di polizia quasi 40mila (il numero più elevato tra tutte le regioni italiane), la metà solo a Milano provincia. Tra le quali, almeno fino al 2004, o più probabilmente al 2009, gli anni dell’istituzione e poi delle prime elezioni della Provincia, anche quelle di Monza e Brianza. Dove da allora sono state 233, 88 riguardanti minorenni (cinque con meno di 10 anni e 23 tra gli 11 e i 14) e 25 anziani over 65 anni.

21.463 dal 1974, in Lombardia, i minorenni che hanno abbandonato casa o strutture di accoglienza. Il picco si è raggiunto negli anni Duemila. In italia nel 2006 le denunce sono state circa 4mila mentre nel lontano 1974 furono solo 47 e, ancora, nel 1999, circa un migliaio. Tra gli under 18 scomparsi nel 2020, 7.672 (dei quali 5.511 stranieri, il 71,83%), ce ne sono 4.350 ancora da trovare.

Gli istogrammi di un grafico allegato alla analisi mostrano che nel 2020 gli allontanamenti in Italia sono avvenuti in gran parte a febbraio e nei mesi estivi, con cali fino all’80% durante il lockdown. Le denunce sono state 1.700 in meno rispetto al 2019 ma c’è stato anche un “deficit” di ritrovamenti, -3.600.

Ma non bisogna mai disperare: lo scorso anno sono stati ritrovati 50 minori scomparsi 10 anni prima. Con la sinergia di sempre più attori coinvolti e la disponibilità di nuove tecnologie: «si può rilevare il costante e graduale aumento dei ritrovamenti nel medesimo anno della scomparsa». Attivati anche accordi e protocolli, ad esempio con Euronet Atm che si è assunta l’impegno di esporre a rotazione, sui monitor dei propri sportelli bancomat, la fotografia di un minore scomparso.

C’è inoltre in programma il miglioramento del Protocollo del 2015 inerente la comparazione dei dati sui cadaveri non identificati con quelli delle persone scomparse: in Lombardia sono conservati 130 cadaveri non identificati dei quali 34 recuperati in fiumi e laghi. Dal 2010 tutte le informazioni sui corpi senza identità sono in un registro digitale consultabile anche da comuni cittadini. Nel 2020 attraverso il Dna è stato possibile risolvere 23 casi di scomparsa con l’identificazione di altrettanti cadaveri fino a quel momento senza nome.

Al lavoro dal 2019 c’è anche una Consulta nazionale per le persone scomparse presieduta dal commissario che mantiene un confronto costante con le associazioni dei familiari.


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