A Giussano c’è “Dire, fare, progettare comunità”: modello di partecipazione
Una foto di gruppo con la tante realtà coinvolte nel progetto

A Giussano c’è “Dire, fare, progettare comunità”: modello di partecipazione

Finanziato dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e dal Comune, l’obiettivo iniziale era progettare una comunità più inclusiva. Ora un gruppo ristretto sta lavorando per pratiche concrete e attuabili che culmineranno a settembre con “Comunità in Festival”, kermesse di tre giorni.

“Dire, fare, progettare comunità”: a Giussano si lavora insieme. In questi mesi numerosi incontri, a cui hanno partecipato organizzazioni del terzo settore e cittadini interessati al progetto e che ogni volta hanno radunato una quarantina di persone, hanno visto l’esperimento “Dire, fare, progettare comunità” proposto dalla Fondazione della comunità Monza e Brianza trasformarsi in una vera e propria rete capace di generare iniziative innovative e porre le basi per un’attività futura sempre più coordinata ed efficace. L’obiettivo era quello di progettare una comunità più inclusiva e da un primo percorso di confronto e di riflessione sono nate idee originali: ora un gruppo ristretto sta lavorando per renderle concrete e attuabili, attraverso un progetto condiviso che è sostenuto dalla Fondazione, dal Comune di Giussano e da tutte le persone che vorranno partecipare.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione e dal comune di Giussano, culminerà in “Comunità in Festival”.La kermesse è prevista a settembre, durerà tre giorni e il programma, in fase di definizione, prevede eventi, mostre e attività. Tutte le associazioni e i cittadini sono invitati a partecipare alle iniziative, mettendo in campo competenze, relazioni e risorse.

«L’avventura è partita lo scorso ottobre - racconta il segretario generale della Fondazione, Marta Petenzi - quando abbiamo lanciato quest’idea, sperimentale, nell’ambito del progetto “Viva la filantropia, viva!”, avviato in partnership tra le Fondazioni di Comunità di Monza e Brianza e del Verbano Cusio Ossola per testare un nuovo modello di approccio e di attivazione della comunità». Un modello di progettazione che parte dal basso, dalle idee dei soggetti coinvolti.

E a Giussano hanno subito aderito in tanti: l’associazione Il Mosaico, la Pro Loco, la sezione cittadina di Aido, il Banco di solidarietà Madre Teresa, il Centro aiuto alla vita, la Comunità pastorale San Paolo, il Centro culturale Gaudì, le cooperative sociali Comin, Meta, Spazio Giovani, Sociosfera e Solaris, la sezione di Giussano della Croce Bianca e poi, ancora, Fiori di Campo Arteinsieme, l’associazione Atman, Fondazione Aliprandi - Scuola infanzia Aliprandi, Virtus Giussano, La rete di Emma onlus, Libera, le associazioni sportive dilettantistiche Team Triangolo Lariano e Sportinzona Melina Miele e privati cittadini.

«La Fondazione ha voluto sperimentare una logica nuova, che possa affiancarsi ai bandi di finanziamento per partecipare concretamente alla nascita di idee progettuali dal basso e alla loro realizzazione –prosegue Petenzi -. La Fondazione si aspetta di costruire qualcosa insieme: non propone una “ricetta” o regole precostituite, ma una modalità di lavoro condivisa che prevede fasi di ascolto, di messa in sinergia di competenze e di punti di vista, dialogo, confronto e costruzione comune di iniziative. Un plauso va alle tante realtà che hanno aderito con entusiasmo e passione alla proposta della Fondazione, proponendo idee e dedicando tempo e competenze per realizzare un’iniziativa inclusiva a Giussano. Questa esperienza potrà diventare per Fondazione una modalità di lavoro da replicare in altri contesti».


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