«Se solo Ayrton fosse qui oggi»
Ivan Capelli ricorda Senna

«Se solo Ayrton fosse qui oggi» Ivan Capelli ricorda Senna

Ivan Capelli, ex pilota della Ferrari, 20 anni dopo l’incidente di Imola in cui perse la vita «il più forte di tutti», racconta il Senna privato. Quello conosciuto nel 1987 sui kart, quello con cui ha trascorso il capodanno in Brasile.

La storia non si fa con i se. Ma c’è una pagina non scritta ed è quella del ricordo, della nostalgia. «Se Ayrton fosse qui, oggi, sarebbe sicuramente impegnato nella gestione politica dello sport. Ho un’idea molto precisa di quel che farebbe. Lui, come Michele Alboreto. Due persone di grande lucidità, di capacità di analisi, di confronto».

Ivan Capelli ci ha pensato. E molto, in questi anni. Per questo gli basta mezzo secondo, per rispondere. Saranno 20 anni senza Senna, ma lui lo immagina qui, in carne e ossa. «Personalmente ne sento la mancanza, tutto lo sport è stato penalizzato dalla sua assenza. Aveva la capacità di discutere con le istituzioni. Anche con forza, quando era necessario. Come fece con Jean Marie Balestre, uno tra i massimi dirigenti della Formula 1 degli anni Ottanta. Sì, Ayrton e Michele sarebbero stati assoluti protagonisti dello sport dell’automobile».

Capelli, una vita tra i motori e nove stagioni in Formula 1, due decenni dopo l’incidente del Tamburello ricorda Senna cercando di dosare il dolce sapore di anni felici e l’amarezza della tragica fine. «Ci conoscemmo nel 1978, correvamo insieme sui kart. Già allora era un punto di riferimento per tutti. Aveva una classe e una capacità di gestire il mezzo in grado di fare la differenza».

Ci siamo affrontati nelle categorie minori, per poi ritrovarci in Formula 1. Quando lui era già una star. Ma siamo sempre andati d’accordo, c’era un bel rapporto. Ricordo il capodanno del 1988, a casa sua a Angra dos Reis, in Brasile, affacciata su una magnifica baia. Fuori dall’abitacolo era un normalissimo ragazzo a cui piaceva divertirsi con gli amici, essere spensierato. In pista, però, ha avuto la capacità di introdurre una nuova mentalità. Una dedizione totale al suo lavoro. All’automobilismo, alla sua vita. Ha portato nell’ambiente l’analisi tecnica, il concetto di allenamento. Ha cambiato l’approccio dei piloti alla Formula 1».

Capelli guida tra la memoria, sterzando tra le emozioni come in uscita di chicane. «Sì, forse la più grande eredità è proprio questa. Quella di aver trasmesso la purezza nel fare sport. Oltre che l’impegno al di là del volante. Come per le fondazioni che ha creato in Brasile». E che ha potuto cullare per troppo poco tempo. «Fino a quel giorno a Imola, al cedimento del piantone che l’ha portato a sbattere». Nessun errore umano, nessun’altra tesi fantasiosa. Come per anni si è sentito ipotizzare. «Senna è sempre stato un punto di riferimento per tutti. Innanzitutto nella guida. Avendo corso in parallelo con lui per diversi anni, ho avuto modo di comprendere davvero il valore delle sue prestazioni. In un podio ipotetico sui migliori piloti di sempre, per me è sicuramente sul gradino più alto».


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