Responsabilità sociale: frutto dell’alleanza scuola-famiglia
Responsabilità sociale: nasce in famiglia, ma la scuola ha un ruolo importante nel veicolarla e sostenerla

Responsabilità sociale: frutto dell’alleanza scuola-famiglia

La pedagogista Sandra Chistolini, università Roma 3, spiega da dove deve nascere e perché oggi è un concetto fondamentale

Responsabilità in famiglia.

Il rientro alle attività dopo le vacanze, per gli adulti, e a scuola, per i minori, pone al centro delle dinamiche familiari il concetto di responsabilità che diventa ancora più importante oggi che si è chiamati a comportamenti attenti per frenare la diffusione del Covid e ad affrontare il dibattito in corso tra chi si vaccina e chi il vaccino non lo vuole fare. Il rientro alle attività pone la questione in modo preciso e dà ai genitori l’impegno di dover spiegare ai figli il concetto di responsabilità sociale.

«Oggi, visto il grande potere che i media hanno di influenzare le opinioni e il senso etico delle persone, è difficile fare delle scelte riferendosi a dei valori se i genitori non hanno già improntato la propria educazione sulla sostanza della comunicazione, su quello che comunicare significa - dice Sandra Chistolini professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all’università Roma 3 - Ad esempio, in tema di vaccini, è importante spiegare ai figli che vaccinarsi vuol dire avere attenzione per la comunità, non solo per la propria salute e che io lo faccio perché ho senso civico.

Questo concetto - aggiunge la docente - dovrebbe diventare argomento dell’insegnamento dell’educazione civica reintrodotta dalla legge 92 del 2019 e che ora è obbligatoria in tutte le scuole, anche nelle scuole dell’infanzia».

L’insegnamento della responsabilità sociale, per l’esperta deve cominciare «nel momento in cui si entra in una società più ampia rispetto alla propria famiglia. Per il bambino questo momento comincia alla scuola dell’infanzia». La responsabilità sociale non può però essere insegnata dai docenti senza che ci sia il coinvolgimento delle famiglie.

«Io mi sono occupata di outdoor education e di formazione degli insegnanti e il dibattito è stato molto vivace, anche all’estero, perché questo tema di lezioni all’aperto si intrecciava alla necessità di mantenere vivo l’insegnamento dell’educazione senza abdicare alle regole, ma allo stesso tempo dando ai minori quello di cui hanno bisogno, cioè spazi aperti che, soprattutto nelle città, spesso mancano.

Lavorare all’esterno è una palestra per insegnare ai bambini la responsabilità sociale, che passa anche dallo stare distanziati quando serve per il bene di tutti».

Una analisi precisa delle informazioni da presentare e discutere con i figli è poi un altro gradino che, secondo Sandra Chistolini, è importante salire.

«I genitori oggi hanno una grandissima responsabilità già solo parlando con figli della realtà - aggiunge la pedagogista - Essi hanno molti elementi su cui riflettere, devono fare un distillato delle informazioni che arrivano e prendere il cuore del problema dicendo che siamo di fronte a una pandemia che richiede una messa in campo di tutto il senso etico di cui siamo capaci, non perché lo dice la legge, ma perché noi ci rendiamo conto che dobbiamo avere azioni coerenti di convivenza. L’importante però è che la scuola, dai dirigenti agli insegnanti, sia vicina alle famiglie, mantenga uno stretto contatto con i genitori, non solo per presentare online i progetti o metterli al corrente del rendimento dei figli, ma per coinvolgerli ed per evitare l’isolamento sociale. Senza i genitori la scuola non può educare, ma insieme si possono fare scelte giuste al momento giusto per vivere bene insieme. I ragazzi l’hanno già capito e sono più propensi alla vaccinazione, per poter tornare ad incontrarsi: un comportamento in linea con le loro esigenze di vita, ma che gli adulti dimenticano mettendo davanti a tutto solo la paura. Bisogna agire nel contesto della comunità che noi abbiamo perduto».

Carla Colmegna


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