«Perché dico no al Ddl Zan  È contro la dignità che ci compete»
Giorgio de Chirico, Manichini guerrieri

«Perché dico no al Ddl Zan

È contro la dignità che ci compete»

Il filosofo Massimo Maraviglia spiega il perché dice no al decreto Zan

Chi accogliere? La persona in quanto immigrato o l’immigrato in quanto persona?

La persona in quanto malato o il malato in quanto persona? La persona in quanto operaio o l’operaio in quanto persona? La persona in quanto omosessuale o l’omosessuale in quanto persona? E così via… potremmo costruire un interrogativo ad hoc per ogni categoria umana, sociale, etnica, culturale, economica, politica, ideologica, sessuale… L’alternativa sarebbe sempre la stessa: a che cosa va la nostra considerazione? Alla condizione più o meno casuale, transeunte, accidentale di un certo individuo o gruppo umano, o alla sostanza personale dell’essere-uomo? Che cosa, insomma, deve fondare il nostro rispetto dell’altro?

L’alternativa è esattamente questa: o valorizzo una categoria astratta o la concretezza umana; o divido gli uomini in classi, scegliendo più o meno arbitrariamente qualcosa che in qualche individuo mi piace, oppure vado al sodo e guardo alla dignità che attraversa tutti e della quale tutti sono portatori. Ciò non elimina le differenze e le identità, ma le fonda su un terreno solido che è lo sfondo dal quale ogni differenza può essere riconosciuta e trovare il suo senso.

Ecco allora dove sbagliano le agguerrite avanguardie del multiculturalismo: prima le “culture”, poi gli uomini; prima le definizioni categoriali, poi gli uomini. Il risultato: ogni categoria fluttua nel campo del gusto, dell’estemporaneo indice di gradimento, del “like” e sotto questo vestito… niente!

Dalla comunità Lgbt, agli amanti delle bocce; dagli attivisti per i diritti umani, ai vegani; dagli ecologisti ai popoli oppressi tutti cercano di mettere davanti la propria identità, i propri temi distintivi e i propri diritti.

E la società via via si adegua: non esistono più i membri di una nazione che sono uguali davanti alla legge nazionale e si riconoscono in una storia comune, per poi riconoscere altrove un’umanità comune che è la radice feconda delle proprie differenze. No, la società si polverizza in una miriade di sottoinsiemi che non si incontrano e non si trovano, che narcisisticamente guardano solo a sé e alla propria autoaffermazione, che vogliono unilaterali riconoscimenti e distruggono la trama del legame sociale che la storia pazientemente si era occupata di tessere.

Ecco allora che ciascuno dipinge sulle sue mani i nomi di una giustizia di parte che cede alle lusinghe della difesa di vittime che vittime non sono più, che sacrifica il bene comune e la libertà alla tutela di corporazioni sempre più potenti e invasive.

Il Ddl Zan contro la cosiddetta “omofobia” è tutto questo. Di fronte all’aborto giuridico di un progetto di legge che distingue i reati non in base alla qualità dell’azione, presupponendo che si debba sempre tutelare il valore unico della persona, ma in base alla categoria di appartenenza della vittima, non si deve transigere. Di fronte al venir meno della libertà di critica nei riguardi delle scelte e dei fondamenti morali di alcune categorie sociali, come gli omosessuali, bisogna difendersi.

E l’attenzione si deve estendere a tutti quegli uomini che, più indifesi degli altri per età o situazione esistenziale, possono cadere vittime dell’aggressiva propaganda transgender che propone la mostruosa distopia di una manipolabilità infinità del corpo e dell’essere umano. Il Ddl Zan è un decreto contro la natura che ci accomuna, contro la dignità che ci compete, nel corpo e nell’anima che abbiamo e che siamo: il nostro no sia fermo, senza dubbi, senza machiavellismi, ben cosciente dell’altissima e decisiva posta in gioco.

Massimo Maraviglia*

*Massimo Maraviglia, nato a Milano nel 1968, è laureato in Filosofia e si è specializzato con un master in Consulenza filosofica nel 2006.

Ha insegnato Religione cattolica e attualmente è docente di Storia e Filosofia nei licei.

È autore di diverse pubblicazioni su questioni di filosofia politica, etica, bioetica, pratiche filosofiche, pedagogia filosofica.

Gestisce un sito di consulenza filosofica e didattica della filosofia (www.arete-consulenzafilosofica.it) e un blog di approfondimenti culturali (https://vendemmietardive.blogspot.com/) dove pubblica recensioni, saggi, articoli, traduzioni, compendi di classici della filosofia e della tradizione occidentale.


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