«L’adorazione del divenire? Cela l’ignoranza dell’essere»
In discoteca, Mora rilfette sull’approvazione sociale dei nuovi idoli

«L’adorazione del divenire? Cela l’ignoranza dell’essere»

Il filosofo Martino Mora riflette sul sistema orgiastico-mercantile contemporaneo

La marea degli stolti sostiene che mettere in discussione le nuove mode e tendenze voglia dire avere la mente chiusa.

È esattamente il contrario. Non c’è mente più chiusa, e otttusa, di quella del conformista che si sottomette al nuovo solo perché nuovo.

L’ansia continua di aggiornamento e omologazione è un grave sintomo di profonda ignoranza spirituale. L’adorazione del divenire nasconde l’ignoranza dell’essere.

Ed è su questa infinita insipienza del confomista, che si sottomette a qualsiasi novità per non apparire “vecchio”, che giocano i sapienti manipolatori delle masse.

Questa fondamentale verità riguarda l’adozione acritica, da parte dell’uomo contemporaneo, di ogni nuova tendenza: dal conformismo del pensiero unico al trionfo delle nuove tecnologie, passando per le mode del vestiario o dei tatuaggi.

Tra le altre cose possiamo notare il ruolo pubblico che assumono personaggi dello spettacolo sempre più caratterizzati dalla ricerca della bruttezza estetica e dalla volontà di negazione di ogni valore etico e spirituale. Pensiamo ai protagonisti del rap e del trap. Su di essi spesso si concentra la polemica, spesso silenziata dai media principali, del nucleo ancora sano e religioso della nostra società.

Eppure criticare questi nuovi padroni dell’immaginario collettivo dei più giovani, non ha molto senso senza contestare l’industria culturale che li produce. È come guardare gli alberi e non vedere la foresta.

La foresta è il sistema orgiastico-mercantile che produce questa sottocultura miserevole, sistema che è basato sull’illimitatezza del profitto, sulla mercificazione del mondo e sul materialismo economico desacralizzante.

Il sistema orgiastico-mercantile nasce, sin dagli anni Sessanta del XX secolo, come unione apparentemente (solo apparentemente) contronatura tra Sessantotto-pensiero nella sua dimensione ludico-pansessuale (”proibito proibire”, “godere senza ostacoli”, l’”utero è mio e me lo gestisco io”) e il capitalismo dei consumi globali.

Non capire questo legame fondativo significa non capire nulla.

Per questo l’industria culturale americana, anzi yankee, che su questa unione si è fondata, è barbara, perché propone questi modelli, che attraverso la globalizzazione diventano mimetici e normativi.

Se l’industria culturale yankee non avesse inventato la sotto-musica rap, ad esempio, oggi non avremmo anche in Italia i miserabili menestrelli boscimani della sotto- arte, della sotto-cultura e della sotto-umanità.

Occorre comprendere che la lotta alla Sovversione non può prescindere dall’opposizione al sistema ultracapitalistico orgiastico-mercantile, perché è attraverso questo sistema egemone che essa arriva ovunque, colonizzando le menti.

Gli osceni menestrelli tatuati e parlanti non sono affatto nuove tendenze giovanili spontanee, come credono i superficiali e gli stolti, che così giustificano ogni veleno, ma uno dei tanti prodotti di laboratorio (in loro nulla è spontaneo) dell’industria culturale orgiastico- mercantile, che basa la sua forza sulla mercificazione integrale dell’esistenza e sulla sollecitazione, studiata, degli istinti giovanili. Cosa già ampiamente sperimentata col rock anni Sessanta e Settanta, o col cinematografo a partire da quegli anni. Per non parlare della diffusione della pornografia.

Tutto questo avviene mentre i “diritti” sono divenuti la controparte “umanitaria” e in realtà egolatrica della mentalità calcolante affaristica, che vede l’umano solo come massa e quantità pura, privata delle sue appartenenze costitutive e concepita esclusivamente nella sua dimensione atomistica. Merci, denaro, musica e immagini da una parte, “diritti” dall’altra.

Per questo la mercificazione integrale dell’esistenza ha bisogno della rivolta degli istinti contro la ragione meditante.

La mercificazione si allea all’istintualismo per annichilire la Trascendenza e le capacità riflessive dell’uomo.

Facendo trionfare la Sovversione. Ma è anche vero il contrario: sono la mercificazione del mondo e il ruolo dei mass media nel villaggio globale che consentono la diffusione di questa sottocultura barbara, che mira a riconsegnare l’umano alla matta bestialità, sovvertendolo.

Martino Mora*

*Martino Mora, nato a Milano il 12 marzo 1971, insegna Storia e Filosofia in un liceo della sua città. Laureatosi con una tesi sul giusnaturalismo dell’abate Spedalieri ha pubblicato: “Il nazionalismo” (Nuovi Autori, 2003); “Rivoluzione e totalitarismi. Avventure e destini della modernità politica” (Worldpress 2011); “Abbattere gli idoli contemporanei. Non moriremo liberal” (Edizioni Radio Spada, 2018). Nei suoi studi si è occupato di metapolitica e crisi della Chiesa.


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