Il virus letale per l’uomo europeo: l’individualismo
René Magritte “Decalcomania”, 1966

Il virus letale per l’uomo europeo: l’individualismo

Il filosofo Martino Mora analizza la situazione contemporanea evidenziando come il virus letale per l’uomo europeo sia l’individualismo.

Il virus più letale per l’uomo europeo: l’individualismo

“Cos’è l’individualismo? Accordare all’individuo, all’“uomo solo”, staccato dal suo ambiente, un’autonomia assoluta; attribuirgli un valore intrinseco, superiore a tutti i valori dell’ordine sociale e morale; fare così dell’individuo l’unità della società, della nazione, dello Stato, sopprimendo gli intermediari: ecco l’individualismo”.

Così affermava il grande storico svizzero Gonzague de Reynold in un suo saggio del 1934 . Ancora più radicale, nella sua definizione dell’individualismo, fu il pensatore francese Renè Guenon: “L’individualismo è la negazione di ogni principio superiore all’individualità”. E ancora: “L’individualismo è la causa determinante della decadenza dell’Occidente”. Occorre però distinguere il concetto di “individuo” da quello di “individualismo”, anche se ovviamente sono strettamente legati. Legati ma distinti.

L’individuo è l’uomo moderno, almeno tendenzialmente, per come l’hanno creato le grandi forze plasmatrici della modernità.

L’individuo è un atomo, un uomo separato, resecato dalle appartenenze comunitarie, che siano esse familiari, religiose, civili. Oggi persino sessuali. È un uomo per il quale le relazioni costituite non determinano - se non in minima parte – il suo io. È il soggetto umano svincolato dalle sue relazioni naturali. È il prodotto dell’atomizzazione, generata da una serie di forze impersonali che hanno dominato la modernità: lo Stato burocratico e centralista, che ha distrutto le libertà territoriali e i corpi intermedi; l’economia monetaria e mercantile, che ha instaurato un rapporto di indifferenza tra gli uomini; la Rivoluzione industriale, che ha sradicato le masse contadine; il capitalismo dei consumi, che ha omologato, massificato e individualizzato il mondo occidentale e non solo. L’individualismo, invece, è quell’atteggiamento mentale che non concepisce nulla che venga prima dell’individuo. È certamente il prodotto dell’atomizzazione, ma al contempo ciò che la rafforza e la esaspera.

Individualismo è anche sinonimo di “umanesimo”, non solo perché sin dal XIV secolo gli umanisti italiani esaltarono l’individuo, ma perché il primo principio che trascende l’individuo è Dio.

L’individualismo religioso, esploso con il protestantesimo nel XVI secolo, ha colpito prima l’auctoritas religiosa (la Chiesa cattolica e il papato) e solo molto più tardi, facendosi irreligioso, ha negato l’esistenza di Dio, approdando a un individualismo ateo ( o a un soggettivismo totale di una pseudo-religione fai da te, in cui il soggetto prende ciò che aggrada ai suoi desideri e rifiuta il resto) . Dio, che è l’ultimo Principio, e al contempo il primo, cozza contro l’individualismo. Se Dio è primo, infatti, non può esserlo l’individuo - ciò ne inficerebbe il suo assoluto arbitrio- ; se l’individuo è primo, non può esserlo Dio.

L’individualismo si è fuso inestricabilmente non solo col pensiero liberale – che ne ha fatto una bandiera - ma con tutta l’idea moderna e postmoderna di libertà. La libertà dei moderni è sempre una libertà individualista. Che occulta, così, ogni tipo di libertà collettiva che non metta il soggetto-individuo al suo centro. Alle libertà concrete di quei corpi intermedi (Chiesa, famiglia, territori autonomi, associazioni di mestiere) che proteggono il soggetto dal potere dello Stato e da quello del mercato e dei media - ora dalla globalizzazione- si è preferito sostituire una libertà atomistica.

Una “libertà da “, cioè un tipo di libertà in cui l’individuo secede dalla famiglia, dalla patria, dalla Chiesa, dalla comunità locale, per arrivare oggi persino a proclamare la separazione dalla stessa appartenenza sessuale (omosessualismo, genderismo, teoria queer) .

È un modello di libertà nichilista, distruttiva, appunto individualista. Come scrisse ancora Gonzague Reynold: “L’individualismo moderno possedeva certo un grande ideale: quello della libertà!

Ma riconosciamolo - i fatti obbligano – lo ha compreso male perché ha compreso male l’uomo stesso. E ne paghiamo le conseguenze”. Lo ha compreso infatti come un atomo, un individuo.

Non vi sarà salvezza, per l’uomo europeo, senza ripudio dell’individualismo.

Martino Mora *

* Nato a Milano il 12 marzo 1971, insegna Storia e Filosofia in un liceo della sua città. Laureatosi con una tesi sul giusnaturalismo dell’abate Spedalieri ha pubblicato: Il nazionalismo (Nuovi Autori, 2003); Rivoluzione e totalitarismi. Avventure e destini della modernità politica (Worldpress 2011); Abbattere gli idoli contemporanei. Non moriremo liberal (Edizioni Radio Spada, 2018). Nei suoi studi si è occupato di metapolitica e crisi della Chiesa.


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