Il valore dell’incontro: «Vivendo, si progetta un destino comune»
Qu, in una foto d’archivio, giovani riuniti in villa Reale: l’importanza dell’incontro

Il valore dell’incontro: «Vivendo, si progetta un destino comune»

Massimo Maraviglia analizza il significato ,in tempo di pandemia, dell’incontro come mezzo per creare legami

Incontrarsi non vuol dire trovarsi per caso e proseguire per la propria strada, ma stabilire un legame.

l legame, secondo il dizionario, è un rapporto o un vincolo affettivo che comporta reciproca fedeltà… Io aggiungo: appagamento. Il vocabolario prosegue: … oppure una limitazione della libertà individuale. Dei due significati, potremmo dire che uno è antico e l’altro moderno o post-moderno. Non c’è bisogno di dire che la mia preferenza va al primo. In questa prima accezione il legame è anche una risposta al valore che si percepisce nell’altro, una prima forma di amore (von Hildebrand), un senso, insomma, che attiene alla persona e all’innata capacità che ognuno ha di percepire immediatamente la differenza tra qualcosa e qualcuno (Spaemann).

Bene, a fronte di ciò, ci si domanda se la tecnica, che introduce così potenti mezzi strumentali nei rapporti fra gli uomini, non decreti la fine del legame e, con esso, di tutte le relazioni corporee, degli incontri di volti e di sguardi e delle vicinanze empatiche. Viene il dubbio se l’uomo non sia reso, come diceva Günther Anders, antiquato in tutto ciò che lo rende propriamente umano … quest’uomo che la tecnica tende a ridurre a fantasma senza carne e ossa (Lc 24,39). Come nel film Ghost: l’amante dopo la morte continua a esistere ma non può più toccare l’amata e dunque non può veramente incontrarla. Questa esistenza fantasmatica è tragicamente dolorosa.

In generale, privata del corpo, la vita risulta profondamente impoverita proprio nelle sue capacità relazionali il cui medium è alienato: non è più il corpo proprio ma una materia esterna, un device elettronico. Così il fantasma è anche solo e, nella sua solitudine, più facilmente manipolabile perché esposto, indebolito, reso fragile.

Nella sua solitudine, egli diviene atomo-che-desidera.

Vuole e brama qualsiasi cosa pur di uscire e dimenticare la sua condizione. Con ogni cosa spera di compensare le sue frustrazioni, mediante un consumo di cose e di beni che diventa reiterato, continuo, compulsivo e disperato.

Il contrario di tutto ciò è vivere il legame. Quell’attaccamento che ci fa sentire il destino degli altri come il nostro e che si impara anzitutto nella famiglia, poi nel gruppo degli amici, poi ancora nella comunità locale, infine nella patria e nella Chiesa. Sperimentando il legame - in tutte queste fasi e nelle numerose tappe intermedie - si esce dal regno angusto delle micro-soddisfazioni individuali, imparando a pensare con e per gli altri. Si entra nel mondo concreto delle relazioni umane profonde e appaganti. Si vive il mondo.

Vivendo, si progetta un destino comune che diventa balzo in avanti, coraggiosa voglia di futuro, talvolta anche ardito programma politico e conquista del cielo. Ma progettando, ci si rende conto che si offre semplicemente un futuro al nostro passato, quello che ci hanno raccontato, quello delle generazioni passate che è storia e al tempo stesso mito, mito di appartenenza e storia critica che ci consente di prendere le distanze dal presente e di uscire dalle gabbie della routine e dell’apparato.

Forse sono un po’ romantico, ma continuo a pensare che questa sia e debba essere la politica in senso alto.

E se c’è un impegno liberante cui possiamo chiamare le giovani generazioni nel mezzo della crisi nostra e loro, è precisamente l’impegno a questa forma di disciplina comunitaria che dai bassifondi non smette di risospingere l’uomo verso il sole e l’aria pura.

Massimo Maraviglia, nato a Milano nel 1968, è laureato in Filosofia e si è specializzato con un master in Consulenza filosofica nel 2006. Ha insegnato Religione cattolica e ora è docente di Storia e Filosofia nei licei. È autore di diverse pubblicazioni su questioni di filosofia politica, etica, bioetica, pratiche filosofiche, pedagogia filosofica. Gestisce un sito di consulenza filosofica e didattica della filosofia (www.arete-consulenzafilosofica.it) e un blog di approfondimenti culturali (https://vendemmietardive.blogspot.com/) dove pubblica recensioni, saggi, articoli, traduzioni, compendi di classici della filosofia e della tradizione occidentale.


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