Figli oltre il muro per la libertà, come spiegarlo ai bambini?
Un bambino affidato ai soldati dai genitori a Kabul in una foto che ha fatto il giro del mondo

Figli oltre il muro per la libertà, come spiegarlo ai bambini?

Alberto Pellai, medico e scrittore, psicoterapeuta spiega come affrontare il tema dei genitori che cercano la libertà per i loro figli affidandoli ad altri

Tutte le famiglie del mondo sono “uguali”? Difficile una risposta univoca, possibile dire che ciò che le rende diverse è il contesto in cui esse vivono, soprattutto se privo di democrazia e libertà.

Quelle afghane in fuga sono sotto gli occhi di tutti, anche dei minori che fortunatamente vivono in Paesi dove la democrazia e la libertà esistono.

Spiegare, e come, la crisi afghana ai bambini che vivono in pace e che si chiedono come sia possibile che una mamma o un papà abbandoni i propri figli nelle braccia di un militare, sperando di regalargli così una vita migliore?

«Bisogna specificare che avvenimenti come quelli dell’Afghanistan li possiamo spiegare a bambini sopra gli 8 o 9 anni, per i più piccoli questi sono temi che non entrano nelle loro menti» precisa Alberto Pellai, medico e scrittore, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Milano. «I bambini in questi giorni possono chiedere cosa sta succedendo là e la risposta da dare loro è che è arrivato un potere che toglie diritti e libertà e non permette ai bambini e ai genitori di essere tali e non dà diritto al gioco e alla scuola. Il mio consiglio è di guardare con loro il cartone “Parvana”, disponibile anche su Dvd Cg Entertainment, che racconta la storia di una bambina di 11 anni che vive a Kabul durante il regime talebano che le arresta il padre e la costringe a fingersi maschio per mantenere la propria famiglia dove sono rimaste solo donne. È una storia suggestiva perché fa vedere la fatica di sopravvivere se ti tolgono qualsiasi diritto e libertà. Sulle immagini potenti viste dai bambini di altri bambini lanciati dai genitori sopra il filo spinato e il muro, bisogna spiegare perché quei genitori devono fare una scelta così terribile per salvare i loro figli.Per un bambino questo è un orrore incomprensibile, come lo è il fatto che i soldati portino via persone dalle case».

Secondo Pellai è utile collegare alla cronaca «i temi di democrazia e libertà e dire che succedono nei Paesi dove quei concetti non esistono e che noi invece abbiamo grazie al sacrificio dei nostri nonni.

Si deve spiegare loro che quando sentono parlare di Costituzione, e del fatto che a ottobre mamma e papà andranno a votare, devono pensare che questo vuol dire libertà. Possiamo riferirci alla nostra storia, parlando loro dei partigiani e del fatto che anche in Italia si è combattuto per la libertà di tutti che a Kabul ora non c’è. E che anche in Italia le donne e i bambini fino a 60 anni fa avevano diritti negati». Fondamentale è il coinvolgimento della rete sociale e parentale.

«Per aiutare i bambini a capire la sofferenza delle famiglie afghane è importante coinvolgere anche i nonni che hanno lottato per la nostra libertà». Ciò a cui si sta assistendo in Afghanistan pone davanti ai bambini anche il tema dell’accoglienza degli stranieri. «I bambini ci chiedono anche: da che cosa quelle persone che vedo in tv stanno fuggendo? La risposta è: da una vita che non si può chiamare tale. Ai bambini dobbiamo parlare di migrazioni in modo chiaro e non maldestro come certa politica fa, in modo strumentale». Dialogo in famiglia, rete parentale e amicale e strumenti calibrati all’età dei minori come il cartone “Parvana”: i mezzi per cercare di spiegare ai più piccoli , senza creare ansia, i drammi delle famiglie afghane ci sono.n Carla Colmegna


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