Tragica, eroica, assassina, ribelle: tutti i volti della Signora di Monza
La monaca, Francesco Hayez

Tragica, eroica, assassina, ribelle: tutti i volti della Signora di Monza

FOTO - La Signora di Monza, la monaca, Marianna de Leyva, Gertrude, suor Virginia Maria: una mostra al Serrone della Villa reale ripercorre la sua storia attraverso arte e documenti.

Quando arrivarono ad arrestarla aveva 32 anni. Metà della sua vita l’aveva vissuta in un convento che non aveva voluto - e che aveva scelto per non sposare un uomo di 25 anni più vecchio di lei, quando era sedicenne. Quasi altrettanti li avrebbe vissuti in quattro metri quadri, senza luce, con un pertugio da cui ricevere acqua e cibo. In tutto la sua vita si sarebbe risolta in 75 e non avrebbe mai abbandonato il luogo della condanna: il ritiro di Santa Valeria di Milano, dove venivano mandante le prostitute.

Sono passati 425 anni dal giorno in cui la contessa Marianna de Leyva è diventata suor Virginia Maria, prendendo il nome della madre scomparsa troppo presto e dicendo così al padre, che l’aveva obbligata al convento monzese per mettersi in tasca l’eredità materna, che non aveva dimenticato. Quello che è successo dopo, lo racconta Manzoni, in un romanzo che non si allontana troppo dalla verità storica. Lì in mezzo - tra realtà secentesca e romanticismo secentesco - nasce”La monaca di Monza”, la mostra che da sabato primo ottobre rilegge a triangolo la storia della Signora de Leyva e il panorama della malmonacazione nei secoli scorsi. Attraverso 33 opere, tra dipinti, incisioni, documenti originali, video e con il Cittadino media partner: molte sorprese per i lettori nelle prossime settimane.

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Il punto di partenza sono le ricerche con cui Lorenza Tonani ha già ripercorso la vita di Marianna alcuni anni fa, al Castello Sforzesco di Milano, ricostruendo attraverso carte, atti processuali e lettere la vicenda di suor Virginia Maria. Al suo lavoro si aggiunge quello della storica dell’arte Simona Bartolena, che ha riassunto in tante tele e incisioni - inclusi alcuni capolavori - lo sguardo con cui i pittori a partire dall’Ottocento hanno riletto la storia della de Leyva dopo Manzoni e la sua Gertrude.

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«Quando in assenza di ritratti reali i pittori la immaginano sempre bellissima, giovanissima. Al Serrone non avremo tante opere, ma saranno tutte significative e includono alcuni capolavori. Opere che, con la ricostruzione storica dei documenti, ci permetteranno di avere una mostra declinata in tre aspetti differenti per restituirci una donna che ha vissuto un’esperienza dura, durissima, è si è dimostrata prima di tutto una donna forte».

La Signora di Monza, Giuseppe Molteni

La Signora di Monza, Giuseppe Molteni

Quella dei documenti che prende corpo nel lavoro di lungo corso di Lorenza Tonani è la vera Marianna de Leyva: una donna finita controvoglia in convento a Monza, conservandone i diritti feudatari, privilegiata in una “prigione” monacale e ribelle al suo stato e alle gerarchie, che pure ha poi accettato la condanna prolungandola volontariamente anche oltre la grazia del cardinale Borromeo. «Una storia cruda - osserva Simona Bartolena - che fa da contraltare alla suor Virginia vista dai pittori dell’Ottocento: lì è quasi sempre una ribelle che si oppone al suo destino forzato, è il romanticismo a ridisegnare la sua vicenda. Ed è uno sguardo non dissimile a quello degli artisti che hanno guardato alle altre figure di monache dello stesso periodo e nelle epoche successive: a partire da Manzoni, la “condanna” alla monacazione si è tradotta in visioni» tragiche, talvolta inconsapevolmente eroiche, in alcuni casi rivoluzionarie.

Leopoldo Metlicovitz, Suor Angelica: manifesto per l’opera di Puccini

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Le opere in mostra arrivano dalla Gam di Milano, Brera, i Musei Civici di Pavia, i Musei di Brescia, le Civiche raccolte e il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano, i Musei Civici di Monza, l’Archivio Diocesano di Milano, Casa Manzoni e aiutano a ricostruire un’epoca che ha segnato nella realtà anche Monza, dentro e al di là della vicenda della Signora: il convento «come espediente economico adottato dalle famiglie dell’epoca per limitare la dispersione del patrimonio». Un ritratto a più volti di Monza e di un momento cardine tra epoca feudale e Comune.

La mostra con catalogo Bellavite (190 pagine, 20 euro) sarà aperta da oggi, primo primo ottobre al 19 febbraio al Serrone della Villa reale di Monza (in viale Brianza 2). È promossa dal Consorzio Villa reale e parco di Monza ed è ideata, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con la Fondazione Gaiani e il Comune di Monza, per la cura di Simona Bartolena e Lorenza Tonani. Main partner Bellavite editore.

Gli orari: dal martedì al venerdì 10-13 / 14-18, sabato, domenica e festivi 10-19.30, lunedì chiuso. Biglietti a 10, 8 e 5 euro. Prevendite su vivaticket.it. La mostra si inserisce nel programma delle celebrazioni Sulle Tracce della monaca di Monza che coinvolgerà tutta la città brianzola con mostre, spettacoli teatrali, incontri e itinerari.

Geltrude pronta a entrare in monastero, Francesco Gonin

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