Musica, Giovanardi racconta: «I nostri anni ’90, senza retorica»

Mauro Ermanno Giovanardi racconta “La Mia Generazione”, il disco con cui ha cantato gli anni ’90. L’artista brugherese sabato ha ricevuto la cittadinanza benemerita.
Mauro Ermanno Giovanardi - foto di Silva rotelli
Mauro Ermanno Giovanardi – foto di Silva rotelli

«Ogni brano è stato riaperto, squartato, vandalizzato, ricucito addosso. Il tasso di rischio era altissimo». E invece la concentrazione è sempre alta e dà un peso alle parole, ma Mauro Ermanno Giovanardi è davvero soddisfatto nel parlare di “La mia generazione”, l’ultimo lavoro dato alla luce una decina di giorni fa (per Warner Music) dopo più di un anno di gestazione.

È il disco con cui l’artista brugherese, fresco di cittadinanza benemerita, racconta gli anni ’90, un periodo particolarmente felice della musica italiana. Quello in cui lui con i suoi La Crus e poi tanti compagni di viaggio, che tornano nella tracklist e tra gli ospiti, hanno contribuito ad affermare la cosiddetta scena indipendente italiana: quella che cantava in italiano, che fioriva da etichette coraggiose, che conquistava via via sempre più pubblico. Dai club, da una strada alternativa, da un punto di vista diverso. Certo il tasso di rischio era davvero altissimo.


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«Ci pensavo da un po’, mi piaceva l’idea di raccontare una stagione che è stata importante, sincera, umile – racconta nell’appuntamento fissato tra mille interviste su e giù per l’Italia – Ho messo a disposizione la voce come un attore per far sì che non fossero delle cover, ma un omaggio serio. Scansando tutta la retorica del revival. Ci ho messo tantissimo perché ho fatto in modo che tutte le canzoni diventassero mie. È stata una operazione complessissima anche se sembra semplice. Ho dovuto far convivere cuore e testa sempre».

In “La mia generazione” sono raccolti brani di Neffa, Marlene Kuntz, Ritmo Tribale, Afterhours, Casino Royale, Ustmamo, Csi, Subsonica, Bluvertigo, Mau Mau, Cristina Donà, La Crus, Massimo Volume. Gli ospiti sono Samuel Romano (Subsonica), Manuel Agnelli (Afterhours), Mimì Clementi (Massimo Volume) e Rachele Bastrenghi (Baustelle).
Nessuno interpreta una propria canzone, tutti partecipano a renderne unica un’altra, in una visione cinematografica che ritorna nel video di “Baby Dull” (Ustmamo) in cui tutto rimanda a Blow Up di Antonioni. Perché alla fine i brani suonano davvero come qualcos’altro. Come cinematografica è per lo più l’immagine che deriva dal gioco cui Giovanardi si presta: una parola per ogni brano.

Il video di Baby Dull


«Aspettando il sole? Sabbia (desertica, tarantiniana); Lieve? Luce; Huomini? Edda con la gonnella; Non è per sempre? Beatles; Cose difficili? Soul; Baby Dull? Blow Up (appunto, ndr); Forma e sostanza? Una corsa bendati in un bosco; Lasciati? “Chiamale se vuoi, emozioni”; Cieli neri? Copertina sartoriale di velluto; Corto Maltese? La mia preferita; Stelle buone? La dolcezza di un sorriso; Nera Signora? Cinema puro; Il primo Dio? Titoli di coda».

Poi continua. «Mi ero posto tanti paletti, avevo chiuso su tredici brani e quattro al massimo con ospiti perché altrimenti non sarebbe stato più il mio disco. È stato divertente, interessante, facile. Un gioco di specchi che ha dato l’idea di una scena unita. Penso per esempio che quando ho proposto “Cieli neri” dei Bluvertigo a Samuel mi ha detto davvero che era una delle sue canzoni preferite».

Qual è stato il lavoro sulle canzoni? «Un insieme di tanti elementi, per ogni brano abbiamo fatto in modo che fosse portato da qualcos’altro». Prese, smontate e ricostruite. «Se l’originale aveva la chitarra elettrica noi abbiamo usato la acustica, se era portato dal basso noi ci abbiamo messo la dobro. Sono rimaste fuori tante cose, sono partito da 20-25 pezzi necessari, poi lavorando ho capito quali erano i più adatti: dagli appunti di brani si coglie subito se può venire una cosa interessante. Poi a un certo punto è come se questi si mettessero insieme da soli, senti che maturano o che allo stesso tempo si fanno da parte. Un magma. È stato un lavoro che piano piano si è definito da solo».

E che pare destinato a rimanere figlio unico e a vivere nel tour al via l’11 novembre. Insieme a qualcuno tra quelli esclusi durante la lavorazione. «Un volume 2 lo escluderei, è troppo unico come progetto: le cose belle non succedono due volte».

Sabato 7 ottobre Mauro Ermanno Giovanardi è stato insignito della cittadinanza benemerita («Il sindaco mi ha detto di presentarmi alle tre in sala consiliare. Bello, no?», aveva anticipato durante l’intervista).

“Sofisticato cantautore ed eccellente interprete, raffinato musicista e profondo conoscitore della musica italiana, una voce e uno stile inconfondibili, una brillante carriera artistica felicemente segnata dall’attribuzione della Targa Tenco, ha portato Brugherio sui più importanti palcoscenici italiani”. È la motivazione con cui l’artista è entrato nel novero dei nuovi dieci brugheresi esemplari. La targa è stata consegnata dal sindaco Marco Troiano.