Monza: Toulouse-Lautrec alla Villa reale per una primavera bohémienne
Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1893, litografia, 60,8 x 80,8 cm, Atene (particolare) (Foto by Herakleidon Museum)

Monza: Toulouse-Lautrec alla Villa reale per una primavera bohémienne

Ancora da ufficializzare le date della prossima mostra alla Villa reale di Monza, ma la protagonista sarà la Parigi bohémienne di Henri de Toulouse-Lautrec.

Devono ancora essere ufficializzate le date, ma il nome c’è. Ed è quello di Henri de Toulouse Lautrec, il nobile folletto di Montmartre nella Belle époque parigina. L’artista che ha definito l’immagine dello scavallo tra Ottocento e Novecento si prepara ad arrivare a Monza, alla Villa reale, con una mostra concentrata soprattutto sui manifesti e sui disegni.

Il progetto è quello prodotto da Arthemisia che ha fatto tappa un anno fa a Catania per essere poi chiuso all’inizio di settembre: al palazzo della Cultura, per la cura di Stefano Zuffi, è stato presentato un allestimento di 150 opere di proprietà dell’Herakleidon Museum di Atene attraverso manifesti, litografie, disegni, illustrazioni, acquerelli, insieme a video, fotografie e arredi dell’epoca con l’obiettivo di ricostruire uno “spaccato della Parigi bohémienne, riportando i visitatori indietro nel tempo”, si legge un anno fa nella comunicazione della mostra.

“Tra le opere più celebri presenti in mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec”.

Come una copertina per La Revue blanche del 1895, rivista culturale icona e fondamento di una stagione artistica fondamentale e che ha avuto in Félix Fénéon un suo instancabile, nascosto motore.

Henri de Toulouse-Lautrec è morto giovanissimo, condannato dalla malattia che lo aveva accompagnato dalla nascita, ma è stato in grado di raccogliere e restituire tutto il carattere della sua epoca: morto a 36 anni, nel 1901, il discendente di una famiglia inclusa nella nobiltà francese dai tempi di Carlo Magno aveva accompagnato la parabola della creatività della Ville Lumière al suo massimo splendore, la penultima generazione di artisti prima della sciabolata mortale che avrebbe stroncato l’Europa con la prima guerra mondiale.


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