Monza, in un libro i Bagai di Di Mise: diario di vita quotidiana sulle strade della Brianza
Fotografia dal libro Bagai di Alessandro Di Mise

Monza, in un libro i Bagai di Di Mise: diario di vita quotidiana sulle strade della Brianza

Un libro fotografico del giornalista monzese Alessandro Di Mise: “Bagai” raccoglie in un volume dieci anni di volti, incontri e istanti vissuti attraverso la provincia, afferrati grazie a una Leica con telemetro.

I libri che sfoglia per la sua personale educazione al telemetro si vedono immediatamente. Sulle copertine ci sono i nomi di Elliot Erwitt e di Henri Cartier Bresson, quello di Steve McCurry, dei maestri della fotografia umanista. Lì va lo sguardo di Alessandro Di Mise, sull’umanità, che ha incontrato giorno per giorno per dieci anni e che ora raccoglie in un libro che il titolo riassume per quello che plasticamente racconta: “Bagai”, i ragazzi, in dialetto, un “bagai” che da queste parte si adatta di volta in volta alle occasioni che gli si presentano. Sono i bambini, i ragazzi oppure gli amici, sono le persone che si incontrano, i coetanei. Una testimonianza verbale di prossimità, di riconoscimento dell’altro come parte della stessa, a volte inconsapevole, tribù. I bagai, appunto.

Alessandro Di Mise

Alessandro Di Mise

Cronista per mestiere al Giornale di Monza, d’altra parte, Di Mise non può che fare questo: incontrare e vedere. E nelle 200 pagine del libro che racconta il suo viaggio a chilometri zero passa di scatto in scatto attraverso una matassa di istantanee (Leica con telemetro, l’arma della street photography) che hanno registrato sguardi, atteggiamenti, frammenti di vita quotidiana che ogni due passi assorbono anche l’ironia dell’autore (come in Erwitt, appunto), oppure bloccano per sempre il momento perfetto (Cartier Bresson) o danno voce a qualcosa di più grande delle intenzioni (McCurry). E le citazioni si rincorrono, a volte mescolandosi: quel bambino con la pistola ritrova uno degli scatti più celebri di McCurry sostituendo alla dramma un sorriso (ancora Erwitt).

“Nelle sue fotografie la quantità umana si somma alle suggestioni surreali di uno sguardo capace di rubare attimi che messi su carta si trasformano in sentimenti - scrive Denis Curti, curatore e storico della fotografia, nella prefazione - A prima vista sembra difficile trovare il bando. Ma non è così e questa è una delle magie della fotografia, quella di esercitare una funzione inquieta, capace di sollecitare curiosità e dialogare con l’esercizio della critica, alla ricerca continua di nuovi paradigmi”.
Per Curti “Bagai” è un “progetto fotografico che raccogliere questa sfida e che racconta della vitalità, dei sogni, ma anche delle paure e delle contraddizioni di un territorio”.

Fotografia dal libro Bagai di Alessandro Di Mise

Fotografia dal libro Bagai di Alessandro Di Mise

Per il curatore le fotografie di Di Mise sono “Brevi sequenze, storie minime: il tutto raccolto nel tempo di un fruscio” che è anche il risultato della tecnica scelta dal fotografo per il suo progetto.
Che contiene tanti omaggi, anche e soprattutto al mondo a cui appartiene: i ritratti di professionisti come Oliviero Toscani, Gianni Berengo Gardin, Gian Paolo Barbieri, Maurizio Galimberti, la photo editor Giovanna Calvenzi oppure di chi quel mestiere, il fotogiornalismo, lo ha codificato in Brianza, come Fabrizio Radaelli. In bianco e nero rigoroso: che non è la via facile, ma il modo necessario per consegnare le fotografie a un tempo senza tempo. Il volume, 211 pagine, costa 35 euro: per averlo occorre scrivere all’indirizzo mail alessandrodimise5 (at)gmail.com.


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