Monza, da Fontana a Pomodoro

La scultura italiana in una mostra

Monza, da Fontana a Pomodoro  La scultura italiana in una mostra

È un viaggio nella storia della scultura italiana. Ed è ancheun viaggio a ritroso in una vita di incontri, confronti, scoperte e amicizie.Quelle di Alberto Rossini con Pietro e Andrea Cascella, Giò Pomodoro e Arnaldo, Ettore Colla, Pietro Consagra, Lucio Fontana: al Serrone di Monza “L’età dell’oro della scultura italiana”.

È un viaggio nella storia della scultura italiana della seconda metà del secolo scorso. Ed è anche, e forse soprattutto, un viaggio a ritroso in una vita di incontri, confronti, scoperte e amicizie.

Quelle di Alberto Rossini con Pietro e Andrea Cascella, Giò Pomodoro e Arnaldo, Ettore Colla, Pietro Consagra, Umberto Milani, Mirko Basaldella, Lucio Fontana una fetta ampia della storia dell’arte del secolo scorso le cui opere sono ora raccolte nella mostra “L’età dell’oro della scultura italiana”, un progetto realizzato all’associazione Amici del museo di Lissone e da Radici del futuro con il Consorzio parco e sotto l’egida di Expo. A curare la mostra Marco Meneguzzo, che ha scelto le opere della Fondazione Pietro Rossini di Briosco, creata da Alberto Rossini, imprenditore e collezionista, e ha trovato la collaborazione della Fondazione Arnaldo Pomodoro.

Inaugurata ufficialmente lunedì sera, la mostra rimane aperta dal 10 giugno fino al 18 luglio nel Serrone della Villa reale, in via Regina Margherita, ingresso sempre libero. E sarà la mostra che accompagnerà i primi passi della Villa reale rinnovata dai lavori di restauro ormai conclusi.

Un piccola ma preziosa collezione di opere che tracciano uno spaccato sensibile del passaggio della scultura italiana dalla figurazione all’astrattismo, secondo rotte differenti ma tutte figlia di una fase ricca e apertissima dell’arte nazionale. Che ha incrociato alcuni protagonisti del mecenatismo collezionistico anche in Brianza, proprio come Alberto Rossini, che ha sostenuto direttamente con legami spesso d’amicizia l’attività degli artisti. A ogni passo lungo il percorso espositivo un suo ricordo, ogni metro una storia perché ogni pezzo e ogni opera «ha qualcosa da raccontare» annota l’imprenditore, ricordando di quella persona che aveva voluto di Pomodoro solo perché l’aveva visto sullo yacht di un altro. E allora la prima scultura acquistata, a vent’anni, poi gli incontri, quell’Andrea Cascella «più intellettuale del fratello» che «era più rustico», oppure Basaldella che era rientrato dagli Sta ti uniti ma non aveva più mercato in Italia «e quindi ero andato da lui, a Roma, e avevo comprato un’opera che si trova ancora di fronte a casa mia». «Vede quella, sa come la faceva?» domanda e la mano indica una monumentale Superficie in tensione che troneggia nella rotonda dell’Appiani: il collezionista all’improvviso è già uno storico dell’arte. Che ritrova poi la sera, a casa sua, «in una stanza dove raccolgo le opere e dove perdo anche il senso del tempo».


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