Monaldi e Sorti dopo “Imprimatur”: «Da Atto Melani al Salaì, così nascono i nostri romanzi»
Rita Monaldi e Francesco Sorti

Monaldi e Sorti dopo “Imprimatur”: «Da Atto Melani al Salaì, così nascono i nostri romanzi»

Dopo un embargo ultradecennale torna in Italia la saga di Atto Melani scritta da Monaldi e Sorti, pubblicata da Baldini&Castoldi, a partire da “Imprimatur”. In una lunga intervista si raccontano e spiegano come nascono i loro romanzi. Che arriveranno anche a Salaì, Gian Giacomo Caprotti di Oreno, l’assistente di Leonardo.

Malcontati sono più di 2 milioni di libri venduti. In sessanta Paesi. E in decine di lingue. Inglese, olandese, francese, coreano. Basta immaginare un angolo del mondo: lì i loro romanzi c’erano. In Italia no. Per un “confino” letterario che ora hanno sconfitto: da settembre il primo romanzo con protagonista Atto Melani è in libreria. “Imprimatur”, (2015, Baldini & Castoldi, 670 pagine, 18 euro) un best seller internazionale che dal 2002 è stato capace, tra l’altro, di superare anche il “Codice Da Vinci” nei testa a testa della vendite.

Gli autori sono due italiani che vivono a Vienna, Rita Monaldi e Francesco Sorti, filologa classica lei, musicologo lui: marito e moglie nati nella seconda metà degli anni Sessanta. Vittime di un embargo nazionale che dopo una rarefatta edizione Mondadori del 2002 li ha visti sparire dagli scaffali italiani. Ora tornano grazie a Baldini&Castoldi. E si raccontano.

La copertina di “Imprimatur”

La copertina di “Imprimatur”

A partire proprio dal loro esilio editoriale, che raccontano così: «La ricostruzione più attendibile di quanto accaduto è quella fornita dallo storico cattolico Franco Cardini durante la trasmissione “Complotti” a La7. Cardini in sostanza disse chiaro e tondo che la carriera da santo di Innocenzo XI fu bloccata da “Imprimatur” e “che per questo motivo bisognò santificare qualcuno che avesse partecipato all’assedio di Vienna, e si ricorse pertanto al succedaneo, cioè a Marco d’Aviano, povero frate francescano”. Cardini sottolineò in particolare che “una macchina importante avviata in questo senso, che si sente inceppata da due giovani autori di romanzi i quali hanno grufolato negli archivi, è comprensibile reagisca con animosità contro i due giovani autori”». Insomma: quello che “Imprimatur” raccontava, tra realtà e finzione, erano le trame di Innocenzo XI, documenti parlanti. La ragione, dicono, per metterli al bando sotto le Alpi per tredici anni nonostante il successo intercontinentale. Ora arrivano. E all’obiezione sul perché “Imprimatur” sia stato boicottato e Dan Brown no, ricordano ancora Cardini: rispose che «se un libro o un film non sono entrati ancora del tutto in circolazione, si possono anche stoppare se contengono cose che danno noia; ma quando ci sono entrati bisogna discuterne. Quindi, la Chiesa non ha fatto bene a cercare di bloccare Dan Brown, perché quella era una causa perduta». Sia come sia, ora “Imprimatur” c’è e deve sfidare il pubblico. Il primo di sette romanzi, che gli autori spiegano a due voci.

Ma come nasce la serie con protagonista Atto Melani, cantante lirico del Seicento, castrato, diplomatico e spia? E come avete sviluppato le ricerche storiche che sono la colonna portante dei libri?
Francesco, che si era laureato con una tesi sulla famiglia Melani e gli albori del melodramma, oltre vent’anni fa chiese a Rita di scrivere un romanzo a quattro mani sul cantante castrato e spia Atto Melani (1626-1714). Francesco voleva limitarsi in realtà a un romanzo contemporaneo con indagini nel passato. Fu Rita a osare l’immersione piena nella storia e a concepire l’idea di sette romanzi che coprissero tutto l’arco della vita di Atto Melani, una vita che da sola è un romanzo: celebre cantante castrato e poi agente segreto, amico e confidente di papi, principi, cardinali e re, innamorato platonicamente per tutta la vita di una donna.

Il thriller storico non è frequentatissimo dagli autori italiani: esistono autori che vi sono serviti da riferimento?
Attenzione, il genere dei nostri romanzi non è quello del cosiddetto thriller storico. Se proprio vogliamo condensarlo in una parola, possiamo usare il termine faction, ossia una sintesi ragionata tra fatti storici e fiction, in cui la fiction riempie i vuoti lasciati dai documenti storici, sempre però appoggiandosi su fatti certi. Possiamo dire di essere stati tra i pionieri di questo genere. Fino al 19 marzo 2002, data in cui fu pubblicato “Imprimatur” dalla Mondadori, il genere della faction storica in Italia praticamente non esisteva. Abbiamo però avuto modelli per lo stile letterario: ad esempio i libri di Maria Bellonci (come “Segreti dei Gonzaga, ndr). Tra gli stranieri, possiamo citare Karl Kraus e Proust. Ancora tra gli italiani, Pirandello e De Roberto.

Gli autori con la nuova edizione italiana del romanzo

Gli autori con la nuova edizione italiana del romanzo

Come lavorate su lingua e stile?
La questione della lingua ci sta molto a cuore. Investigazioni storiche a parte, infatti, in “Imprimatur” è il secolo barocco il vero protagonista del romanzo: stile, sensazioni, suoni e atmosfere della quotidianità di quel tempo. Al centro è il giocare con l’italiano barocco. Una ragion d’essere di molte pagine è di trasmettere ritmo, sintassi e lessico barocchi. Una vera sfida per i nostri traduttori. Per ogni libro dobbiamo compilare un dossier di spiegazioni per aiutarli. Scriviamo i passi di azione o di rievocazione di vicende in una prosa dal respiro otto-novecentesco: il lettore italiano la avverte come “altra” rispetto alla prosa corrente, ma la comprende fin nei dettagli senza difficoltà. Quando invece si digredisce su aspetti della mentalità e della scienza del tempo, operiamo un deciso stacco stilistico, e la lingua si fa assai barocca, con dovizia di termini disusati e ormai sconosciuti, dal significato semantico appena intuibile dal contesto. Abbiamo dichiarato apertamente questo particolare intento stilistico nel prologo di “Imprimatur”. I bruschi cambi di stile non sono invenzione nostra, se non nel senso che siamo stati in assoluto i primi scrittori ad applicarla in un romanzo. È un´antichissima tradizione popolare della commedia dell’arte italiana: le maschere parlavano e vestivano a seconda dell’epoca nella quale erano nate, per cui vicino a una Colombina vestita “modernamente” cioè come nella Venezia, metà del XVIII secolo, si trova a volte nelle rappresentazioni popolari un Matamoro con cappello piumato e stivali a imbuto alla spagnola, calato dalla Milano del primo Seicento.

La scelta del titolo dei romanzi è programmatica: forma una sentenza latina. “Imprimatur Secretum, Veritas Mysterium. Dissimulatio Unicum Opus”. Ce la potete tradurre?
Più o meno suona così: “Si stampi pure ogni segreto, la verità resta un mistero. Unica impresa, la dissimulazione”. La frase esprime la poetica racchiusa nell´intera saga, che non ha un intento prevalentemente storico bensì di formazione: un Bildungsroman, come si dice in tedesco, che si serve di exempla storici. Questa sentenza spiega i nostri intenti letterari: l’unica opera utile, che vada davvero a vantaggio del consorzio umano, è mostrare l’inconsistenza delle verità - storiche, razionali, scientifiche… - dissimulandone la spiegazione nelle opere d’arte; nel nostro specifico caso di scrittori, nelle opere letterarie.

Sono calendarizzati i primi due volumi: sapete già in che tempi saranno pubblicati i successivi?
A Dio piacendo, gli altri romanzi usciranno ad un ritmo abbastanza serrato. A metà ottobre uscirà “Secretum”, in gennaio il memoriale di Atto Melani, da noi scoperto in una biblioteca parigina, “I segreti dei conclavi”, in aprile “Veritas”, dopo l’estate “Mysterium”, e così via.

Presunto ritratto di Gian Giacomo Caprotti detto il Salaino

Presunto ritratto di Gian Giacomo Caprotti detto il Salaino

E poi avete scritto un’altra serie di romanzi, la trilogia del Salaì, il ghiotto diavolaccio: Gian Giacomo Caprotti da Oreno di Vimercate, assistente di Leonardo da Vinci. Lui come lo avete incontrato?
Da tempo cercavamo un io narrante opposto a quello dei romanzi precedenti. Il piccolo garzone protagonista di “Imprimatur” è timido, prudente, riflessivo, voglioso di istruirsi, è una mente analitica. Salaì invece è un monellaccio mangione e illetterato, ma dal cervello fino. Capisce la verità a colpo d´occhio, vi arriva per sintesi, non per analisi, e muore dalla voglia di sbatterla in faccia a sapientoni e ipocriti. Dottrina ed erudizione lo annoiano, si fa grasse risate alle spalle del patrigno Leonardo e delle sue invenzioni che non funzionano mai. Le donne lo assediano, perché ci sa fare ed è un bel ragazzo boccoluto; ma è anche una fabbrica di battute, sparate in un italiano latineggiante e sgrammaticato alla Brancaleone.

Saranno pubblicati in Italia? E quando?
Sì, certo, Baldini & Castoldi ha acquistato i diritti anche dei romanzi che hanno come protagonista Salaì. La data di uscita non è ancora fissata con precisione, perché prima è prevista la pubblicazione della saga di Atto Melani.

Quelli di Salaì sono romanzi epistolari. Baldini & Castoldi li definisce “satira storica”: come mai questa scelta?
Nel lavoro di ricerca per i nostri romanzi ci siamo imbattuti in casi di manipolazione storica così sfacciati da meritare non solo una confutazione, ma anche una sana presa in giro.

Ci saranno scoop storici anche in questa trilogia dedicata a Salaì come nella serie di Atto Melani?
Sì, anche Salaì offrirà qualche interessante novità ai lettori. Un esempio: abbiamo scoperto che un famoso cronista del 1500 ha attribuito a papa Borgia un episodio osceno, che in realtà è tratto di peso da una novella di Boccaccio. Di questo plagio svergognato nessuno storico si era mai accorto. Approfondendo le ricerche ci siamo resi conto che i Borgia sono stati vittime di dozzine di calunnie simili, e che la loro fama di mostri viziosi e sanguinari è tutta da rivedere. Purtroppo gli storici che hanno cercato di fare chiarezza sono stati emarginati, e i loro libri sono stranamente spariti dalla circolazione. La manipolazione della verità in alcuni casi è stata così rozza e sfacciata che ci è venuta voglia di allearci con Salaì, e riscattare la verità con l´umorismo.

Vi servite di consulenti e studiosi per raccogliere il materiale per scrivere i romanzi: un fatto abbastanza inedito in Italia e molto simile a quello anglosassone. Come funziona?
Intuizioni e scoperte hanno sempre bisogno del controllo degli esperti. Quando abbiamo avuto il sentore che un celebre testamento fosse stato falsificato - lo raccontiamo in “Secretum”, il secondo romanzo con Atto Melani - abbiamo ingaggiato due periti, uno all´insaputa dell´altro, che hanno confermato i nostri sospetti. Quando abbiamo messo in dubbio la versione ufficiale sulla morte di un giovane imperatore della casa Asburgo, è stato un medico tedesco, esperto di morte da vaccino, a confermare la nostra ipotesi. Abbiamo cercato di indagare su un filologo francese ucciso per oscuri motivi a Roma nel 1630 studiando i suoi manoscritti: anche qui abbiamo comprovato la nostra ipotesi con l´aiuto di medici e grafologi. Ovviamente questo metodo costa tempo e soldi. Ma di fronte a tanti enigmi della storia è anche l’unico modo serio di procedere.

Monaldi & Sorti
Imprimatur
2015, Baldini & Castoldi
670 pagine, 18 euro


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