«La mia street art a Monza: un antidoto “pop” all’appiattimento visivo»
Umberto Voci (Foto by Fabrizio Radaelli)

«La mia street art a Monza: un antidoto “pop” all’appiattimento visivo»

Umberto Voci, anzi Voxci, o forse ancora Joe Palla: chi è e cosa fa l’artista nato in Nigeria e cresciuto a Monza, autore di alcuni dei più celebri murales del territorio, come quelli di via Bergamo e via Amati e l’enorme Medusa dell’autodromo.

Si incontrano a Monza a ridosso della ferrovia e del sottopasso tra via Bergamo e via Amati, perché rappresentano «la miglior forma di reazione all’appiattimento visivo in corso».

E allora, «con il benestare dei proprietari dei muri» e «per coprire gli scarabocchi dei ragazzini», negli anni hanno fatto la loro comparsa degli alberi colorati, la mano del dio scimmia, un gatto viola in piedi su due zampe, qualche altro soggetto più o meno iconico o dissacrante fino ad arrivare a quello che resta più impresso negli occhi dei passanti: una madre Teresa che indossa una tunica che, volendo, potrebbe essere acquistata in uno dei tanti punti vendita di una nota multinazionale dell’abbigliamento e che, per simboleggiare la sua forza, brandisce una spada laser.

Umberto Voci

Umberto Voci

«Un’azione artistica personale» che ha trovato spazio in altre zone della città, grazie anche alla collaborazione dell’artista-architetto Felice Terrabuio: di fronte all’ospedale vecchio di via Solferino, dove si possono incontrare gli occhi verdi dello “Stregatto”, e nei dintorni della parabolica dell’autodromo, dove troneggia una gigantesca e modernissima “Medusa” che per capelli, al posto dei serpenti, ha dei cavi Usb.

Umberto Voci

Umberto Voci
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Ed è proprio in quest’ultima opera che si distingue nettamente la firma - meglio: il logo - di Umberto Voci, l’artista che le ha disegnate: quel pesciolino giallo «che sta simpatico a tutti, perché mette di buon umore», quel Joe Palla che lo accompagna ormai dal 2003: «L’ho inventato quando lavoravo come scenografo per alcuni villaggi turistici», precisa, ed è diventato il suo segno distintivo.

Classe 1978 (forse: come sulla tela, realtà e finzione si intrecciano nel mondo della possibilità), nato in Nigeria per motivi familiari ma residente a Monza dall’età di dieci anni, Voci - meglio ancora: Voxci, un nome d’arte che nasce da un «aneddoto anarchico» legato al suo periodo di leva militare - ha appena esposto cinquanta nuovi quadri e altri trenta “cult” nella vasca espositiva del Binario 7 di via Turati: “La variante Joe Palla” ha radunato le tele delle serie “Medicine”, “Ufo pics”, “Talisman Bella” e “Magister”.

«Acrilico multistrato per colori vivaci e luminosi, anche in contrasto tra loro: la mia tecnica è ispirazione pop. Ho lavorato a lungo per trovare il mio stile: sicura ispirazione è arrivata da Roy Lichtenstein, il suo tratto mi piace molto».

Due i marchi distintivi di Voxci: riempire lo spazio della tela anche con la cornice - «la disegno: nessuno lo fa mai» - e la presenza, più o meno visibile, di quel Joe Palla che, oltre a essere dipinto, negli anni è stato anche protagonista di cartoni animati. Composito e sfaccettato il passato di Voxci, che ha inseguito l’arte in ogni sua forma: dal liceo artistico a Milano alla scuola di tecniche cinematografiche il passo è stato breve e ha portato in fretta a una collaborazione con lo studio di animazione di Fusako Yusaki, per cui inizia subito a realizzare film di animazione in plastilina per le televisioni svizzere e giapponesi.

Lavora poi come scenografo, entra nel mondo della pubblicità e della moda: non si ferma mai. E adesso il suo pensiero è già rivolto a settembre: «Parteciperò al FuoriSalone di Monza» anticipa, e «nel caso in cui mi decidessi a lasciare la città, la saluterò con un ultimo murales».


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