Cultura, Elisa Cella e l’arte vista nelle cellule: perché l’arte sa vivere al microscopio

Cultura, Elisa Cella e l’arte vista nelle cellule: perché l’arte sa vivere al microscopio

Nel lockdown della cultura,Villa contemporanea inaugura una serie di focus digitali sugli artisti rappresentati dalla galleria. E inizia con la ligure Elisa Cella che ha scelto Monza per vivere e che indaga i misteri (estetici) della materia e della vita. A partire dalla loro forma essenziale.

L’avete vista la rappresentazione grafica del virus del Covid? Bella da far paura: una palla con tanti aculei. Ma lei, la palla, di solito rossa. E rossi gli aculei che esplodono dalla sua superficie. In ogni caso, una palla: tonda. Il punto di inizio e il punto finale della ricerca artistica di Elisa Cella, che nel cerchio (la forma senza inizio né fine) trova l’inizio e la fine.

Di una vita, di ciò di cui è fatta la vita, di qualcosa di più: dell’esistenza. Che trova in quella forma la sua sostanza reale. Ma è appunto qui, il cortocircuito, scrive la critica Leda Lunghi: nell’arte di Elisa Cella, cosa è reale e cosa no? Qual è il confine tra vita e il suo contrario, tra apparire ed essere? Qual è il confine tra forma non estetica ed estatica?

Una domanda che percorre il primo focus digitale della galleria Villa contemporanea, che ha deciso di affrontare il lockdown della cultura percorrendo digitalmente le strade percorse dagli artisti rappresentanti dalla galleria stessa. E allora, per iniziare, una serie di approfondimenti online per raccontare l’artista genovese che ha scelto Monza per vivere e che, negli anni scorsi, è stata protagonista degli spazi di via Bergamo.

La scelta perfetta: perché Elisa Cella, matrice matematica, ha agganciato la sua estetica alla scienza. Alla biologia cellulare, nello specifico, quella che ha informato la sua ricerca sulla base dell’esistenza, unità minima del tutto, il motore immobile della vita. “Un’arte che passa per la scienza, incontrando i concetti più profondi della filosofia teoretica. Le opere di Elisa Cella si trasformano nella magia della vita che pulsa e crea forme, ipotetici organismi cellulari misteriosi ed eterni nel loro rigenerarsi continuamente, strutture affascinanti proprio perché in esse vi scorgiamo l’infinito racconto dell’esistenza”, ha scritto Leda Lunghi analizzando la tavolozza di Elisa Cella.

E allora cerchi, concatenazioni di cerchi, riproduzioni di cerchi che dalla tela hanno imparato anche a prendere le dimensioni e che prima in una mostra dell’associazione M.ar.Co. alle Argenterie reali e poi a Villa contemporanea hanno superato le due dimensioni del vetrino del microscopio riportato al pennello per prendere le dimensioni dello spazio, in installazioni e sculture che hanno definito una nuova traiettoria dell’estetica dell’artista di origini liguri.

«Ognuno di noi è stato un uovo tondo, racchiuso in un utero che lo avvolgeva come uno spazio sferico; siamo comparsi nel mondo attraverso un’apertura circolare per poi ritrovarci su un pianeta sferoidale in orbita ellittica attorno al sole e in rotazione sul proprio asse». Dal microscopio al telescopio la prospettiva non cambia: l’indagine sull’esistenza (e sull’esistente) attraversa una forma che, per Elisa Cella, è madre e matrice unica: il cerchio, lo stesso delle cellule, dell’embrione, della Terra, delle orbite più o meno ellissoidali, del big bang, delle stelle. «Gli acceleratori di particelle sono anelli», aggiunge: «I cerchi inanellano la mia ossessività» e un nuovo cerchio, quello del nuovo coronavirus, non potrebbe che esserne una nuova declinazione.

Una ossessione che diventa forma e da lì arte, nelle mani della genovese nata nel 1974 che oggi vive e lavora a Monza. Ha studiato matematica alla Statale di Milano e nel 2019 ha presentato a monza “L’impossibilità del reale”; mostra curata a Villa contemporanea da Leda Lunghi. Nello stesso anno è stata alla Azimut di Brescia e a palazzo Vittone di Pinerolo, mentre nel 2018 e nel 2017 è stata protagonista di “Material” al palazzo Olmea di Monza e di “Estetica matematica” ancora a Villa contemporanea di via Bergamo, a Monza.

La ricerca ossessiva di Cella, per Leda Lunghi, è un passo più in là e cerca di rispondere a una domanda precisa, che è un cortocircuito tra l’infinitamente piccolo e l’incommensurabile: “Ma che cos’è il reale? Elisa Cella cerca di spiegarcelo attraverso la caratteristica principale delle sue opere e di tutta la sua poetica: la semplicità. Dietro questo elementare concetto ruotano le domande e i tentativi di risposta che l’uomo si è posto finora. Quest’artista raccontando la complessa semplicità di una cellula descrive noi, nella nostra più grande incognita”.

E poi: “Quello che è stato e quello che non è, l’immagine e l’immaginazione, tutto questo è scienza, ma anche arte, tutto questo è il risultato del lavoro di Elisa Cella, che racconta di quelle particelle fluttuanti, da cui è nato tutto, particelle esistenti intorno e dentro di noi, un poetico racconto che ricerca l’essenza dell’uomo”.


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