L’aereo del monzese Roberto Crippa, l’ artista dello Spazialismo, esposto a Volandia
L’aereo di Roberto Crippa

L’aereo del monzese Roberto Crippa, l’ artista dello Spazialismo, esposto a Volandia

Trova una nuova casa il leggendario e fatale aereo di Roberto Crippa, il protagonista dello Spazialismo innamorato del volo di cui ricorre il centenario di nascita.

È tornato a rivivere l’aereo che per anni l’artista Roberto Crippa custodì a Garlasco dove ebbe modo di vivere alcuni anni, è tornato a nuova vita ed ora sarà esposto in un museo. Roberto Crippa, pittore che aderì negli anni ’50 al “Manifesto dello spazialismo” con Lucio Fontana e morto nel 1972 durante un volo acrobatico, ha vissuto infatti per anni anche a Garlasco; artista di chiara fama è stato non solo quell’artista che aderì al “Manifesto”, ma anche amante del volare.

Crippa abitava in una casa di campagna alla frazione San Biagio e lì nel 1966 portò un pezzo della storia dell’aviazione italiana che ora è tornato a nuova vita. Seguiamone la storia . Una storia che inizia alla fine degli anni ’50 quando Crippa era già famoso nel mondo con i disegni dei suoi totem antropomorfi (esposti anche a New York) delle sue spirali che rimandano all’energia sorgiva del movimento di una particella atomica attorno al nucleo, ma anche alle evoluzioni di un aereo nell’aria. Perché unitamente alla pittura Roberto Crippa era un amante del volo. Proprio questa passione portò Crippa ad accaparrarsi un Fiat G46. Si tratta di uno dei primi aerei costruiti in Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ne furono costruiti solo 223 esemplari tra il 1948 ed il 1952.

Furon venduti dalla Fiat Aviazione alle aeronautiche militari di Argentina, Austria, Siria ed Italia. Nel 1959 l’aeronautica italiana tolse però dai cieli i G46, mettendoli in vendita. Crippa ne comprò uno dei pochissimi monoposto che aveva viaggiato con la matricola militare 53093 fino alle cessione. L’artista lo usò per volare partendo dall’aeroporto di Bresso, sua città d’origine in Brianza, ma nel 1966 lo portò a Garlasco nella villa a San Biagio. E lì, osservato spesso dai garlaschesi che passavano per ammirarlo, è rimasto fino agli scorsi mesi. L’aeroplano venne fissato con il carrello “annegato” in tre pilastri di cemento e posizionato in un angolo del giardino della villa.  Durante questo periodo la vegetazione ha circondato il velivolo, inoltre l’esposizione alle intemperie ha danneggiato le parti mobili della coda, la livrea arancione e bianca utilizzata durante il periodo in aeroclub è diventata irriconoscibile e il muschio ha coperto alcune parti della fusoliera.

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Una situazione a cui hanno messo fine negli scorsi mesi i volontari dell’associazione amici di Volandia che gestisce un museo dell’aviazione a Somma Lombardo, nei pressi dell’aeroporto di Malpensa, in via per Tornavento 15: «Abbiamo restaurato completamente l’aereo di Roberto Crippa che si trovava a Garlasco. Da poco è esposto nel nostro museo –spiegano dall’associazione–. Siamo lieti se i garlaschesi, che hanno ammirato questo pezzo quasi unico dell’aviazione negli ultimi quarant’anni, venissero qui da noi a vederlo nel suo nuovo splendore».

La passione per il volo Roberto Crippa l’ebbe da giovanissimo, era il 1941 quando sposata Elda Libero, appena ventenne, partì per la Seconda Guerra Mondiale arruolato in Aereonautica. Come allievo pilota partecipò a numerose missioni belliche, ed è proprio in questo periodo che brillò alla grande la passione per il volo che l’accompagnò fino alla fine dei suoi giorni. In guerra le acrobazie aeree sono una necessità, non un diletto, e il giovane aviatore le ha praticate durante le incursioni sia per schivare che per attaccare il nemico. Solo successivamente il volo diventerà quello sport tanto amato che Crippa eserciterà tutti i giorni. In contemporanea con la sua carriera nel mondo dell’arte Roberto trova sempre tempo di dedicarsi a quella che è la più dirompente passione della sua vita, il volo; parallela e altrettanto intensa scorre la sua carriera di pilota. acrobatico.

Nel 1956 consegue il brevetto di secondo grado e scampa alla sciagura di un primo incidente: all’aeroporto di Linate, allora sede dell’Aero Club di Milano, subito dopo il decollo il motore del suo velivolo si ferma improvvisamente e precipita da un’altezza di 50 metri, per fortuna Crippa esce indenne dai rottami. E nel 1956 pur finendo il matrimonio, continua a seguire il figlio Roberto nell’educazione, spronandolo a un’intensa attività sportiva, tanto che a soli 17 anni gli farà conseguire il brevetto di pilota, ma non acrobatico. Nel 1961 fonda il Gruppo Acrobatico dell’Aero Club di Milano.

Nel 1962 sopra i cieli di Bresso (nuova sede dell’Aero Club) è vittima di un altro incidente aereo questa volta molto serio. È al comando di un Bücker – un biplano acrobatico – quando si bloccano incomprensibilmente i comandi. A 300 metri di altitudine Crippa fortunatamente ha la prontezza di chiudere il tubo d’afflusso della benzina scongiurando un incendio, tenta quindi un atterraggio sui prati dell’aeroporto. Nell’impatto col suolo il motore rientra nella fusoliera e il pilota riporta fratture a entrambe le gambe che lo immobilizzeranno sulla sedia a rotelle per un anno intero. Ma non sarà questo a fermare l’uomo, il pilota, l’artista impetuoso.

1965 Viene istituita una scuola di acrobazia aerea dedicata all’aviatore Rinaldo Malaspina di cui Crippa sarà uno degli istruttori e dal 1970 ne sarà nominato presidente.

Una spirale di Roberto Crippa

Una spirale di Roberto Crippa

Nel 1961 fonda il Gruppo Acrobatico dell’Aero Club di Milano. Nel 1962 sopra i cieli di Bresso (nuova sede dell’Aero Club) è vittima di un altro incidente aereo questa volta molto serio; è al comando di un Bücker – un biplano acrobatico – quando si bloccano incomprensibilmente i comandi, a 300 metri di altitudine Crippa fortunatamente ha la prontezza di chiudere il tubo d’afflusso della benzina scongiurando un incendio, tenta quindi un atterraggio sui prati dell’aeroporto. Nell’impatto col suolo il motore rientra nella fusoliera e il pilota riporta fratture a entrambe le gambe che lo immobilizzeranno sulla sedia a rotelle per un anno intero. Ma non sarà questo a fermare l’uomo, il pilota, l’artista impetuoso. Nel 1965 viene istituita una scuola di acrobazia aerea dedicata all’aviatore Rinaldo Malaspina di cui Crippa sarà uno degli istruttori e dal 1970 ne sarà nominato presidente.

L’artista crea anche un logo per la scuola: un tondo grigio in cui svetta la lettera A rossa e la figura stilizzata di Icaro, ancora oggi utilizzato. Nel 1970 viene invitato a rappresentare l’Italia ai campionati mondiali di Acrobazia Aerea che si tengono a Hullavington (GB); deve partire con Sergio Dallan, allora motorista dell’Aereo Club, poi famoso pilota acrobatico, ma purtroppo Roberto Crippa si trova impossibilitato a partecipare. È questo il periodo in cui la Panini pubblica un album di figurine dedicato ai “Campioni dello Sport”, Crippa vi figura con il suo giubbetto di pelle nella sezione dell’Aereonautica. E il 19 marzo 1972 mentre la mostra a Palazzo reale a Milano è ancora in corso, a bordo di uno Zlin, facendo una lezione di volo acrobatico con un allievo che sbaglia irrimediabilmente manovra, Roberto tenta di correggere la traiettoria del velivolo ma è troppo tardi. Per i due non c’è più scampo. Crippa muore presso il campovolo di Bresso a 51 anni.

Nel 1976 in sua memoria viene istituita una gara annuale tuttora in vigore e tra le più importanti dei circuiti del volo acrobatico in Italia: il Trofeo Roberto Crippa.

Tra un quadro e l’altro l’artista aveva avuto sempre la passione per il volo acrobatico. Era un pilota bravissimo, tant’è che è stato ad un passo dall’essere parte delle Frecce Tricolori. Durante le sue evoluzioni disegnava spirali bianche nel cielo azzurro cobalto. Alcuni amici gli fecero notare che le opere che interpretava in volo erano più belle delle altre. Eccone la genesi.Da quel momento per diversi anni Roberto Crippa ha realizzato solo spirali. Cambia lo sfondo, cambiano i colori della pennellata, ma le spirali restano. Possono essere però più o meno aggrovigliate. Quando scendeva dall’aereo andava subito a dipingere il diario della sua ultima evoluzione. Fino a quando, tra una acrobazia e l’altra, perse il controllo dell’apparecchio; fu la sua ultima spirale.

Carlo Franza

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Carlo Franza

Carlo Franza

Nato nel 1949, Carlo Franza è uno storico dell’arte moderna e contemporanea, italiano. Critico d’arte. È vissuto a Roma dal 1959 al 1980 dove ha studiato e conseguito tre lauree all’Università Statale La Sapienza (lettere, filosofia e sociologia). Si è laureato con Giulio Carlo Argan di cui è stato allievo e assistente ordinario. Dal 1980 è a Milano dove tuttora risiede. Professore straordinario di storia dell’arte moderna e contemporanea (Università La Sapienza- Roma) , ordinario di lingua e letteratura italiana. Visiting professor nell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e in altre numerose università estere. Giornalista, critico d’arte dal 1974 al 2002 a Il Giornale di Indro Montanelli, poi a Libero dal 2002 al 2012. Nel 2012 ritorna e riprende sul quotidiano “Il Giornale” la sua rubrica “Scenari dell’arte”.


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