Le Mans, Mugello e Barcellona: il Motomondiale 2021 disegna la sua fisionomia. E registra la tragedia di Dupasquier
Moto Jason Dupasquier, morto in incidente al Mugello - foto da facebook

Le Mans, Mugello e Barcellona: il Motomondiale 2021 disegna la sua fisionomia. E registra la tragedia di Dupasquier

L’analisi delle ultime tre corse di Luca Riva per Bar MotorSport.

Dopo il trittico di gare franco-italiano-spagnolo (Le Mans, Mugello e Barcellona), il Motomondiale inizia a disegnare una sua fisionomia ben precisa. Dobbiamo purtroppo registrare, dopo la tappa del Mugello, la triste notizia della morte della giovane promessa elvetica, Jason Dupasquier, figlio di un ex pilota mondiale di motocross, durante l’ultimo giro delle qualifiche della Moto3 all’uscita della curva Arrabbiata Due, uno dei tratti più impegnativi e difficoltosi del tracciato toscano.

La dinamica dell’incidente è stata alquanto sfortunata; il pilota svizzero all’atto dell’apertura del gas ha subito un tremendo high-side cadendo violentemente sulla pista venendo poi investito da due colleghi, il giapponese Sasaki e lo spagnolo Alcoba; la tremenda botta presa sul casco ha subito fatto intuire la drammaticità delle condizioni di Jason Dupasquier. Il repentino trasferimento all’ospedale Careggi di Firenze e il disperato tentativo di salvare il giovane pilota con un’operazione subita la notte successiva sono risultati purtroppo vani e alle ore 12 del 30 maggio ne è stata dichiarata la morte.

In questi ultimi anni la sicurezza è stata oggetto di continue evoluzioni positive sulle caratteristiche dei circuiti (maggior spazio nelle vie di fuga, utilizzo di ari fence al posto delle file di pneumatici imbullonati, penalità da scontare in pista come i long lap penalty), sulle protezioni applicate al corpo del pilota (caschi più sicuri, tute più robuste, apertura dell’aribag durante l’impatto) ma una percentuale di fatalità negli investimenti non si eliminerà mai. Si può e si deve però fare ancora meglio cambiando il format delle qualifiche ufficiali. Finito l’ultimo turno di prove libere, i migliori 15 piloti si giocano le prime 5 file con l’introduzione della Superpole, peraltro sistema già in voga nella Superbike dei primi anni 2000 nonché della Formula 1, giocandosi da soli in pista la battaglia personale contro il tempo; così facendo si eliminerebbero fastidiosi trenini per prendere la scia del pilota più veloce e si azzererebbe la fatalità di essere investito, a seguito di un errore, da altri piloti. La regola è da applicare a tutte le classi perché ciò che ha fatto Marc Marquez in Motogp durante le qualifiche e il warm up è stato molto fastidioso e deludente. Marc con i problemi legati alla sua condizione fisica, ha intuito che l’unica possibilità per entrare nella Q1, cioè l’ultimo turno di prove ufficiali che delinea le prime 5 file della griglia di partenza della gara, sarebbe stata quella di affidarsi a un pilota più veloce di lui in grado di tirarlo. Il pilota spagnolo ha individuato nel suo rivale in gioventù Maverikc Vinales, la lepre da seguire mettendosi alla ruota del pilota nonostante i gesti plateali del portacolori della Yamaha ed è così riuscito a entrare nell’ultimo turno di prove ufficiali a discapito proprio dello stesso Vinales! Questo atteggiamento evidente è stata la mancanza totale di rispetto nei confronti di un collega e gli stessi fatti sono succeduti anche con il sudafricano Binder e nel warm up col nostro portacolori Bagnaia rischiando di colpire per ben due volte il pneumatico posteriore della Ducati, un atteggiamento che in pochi hanno compreso perché la posta in gioco era praticamente nulla. A Barcellona la stessa identica situazione è capitata con Jack Miller tanto che il selvaggio australiano ha intentato una sorta di simpatica scenetta chiedendo al rivale dei soldi in cambio della sua scia. Per la moto3, la settimana dopo si sono verificati altri due gravi incidenti in gara spingendo la Direzione a convocare una riunione d’urgenza. Il primo è successo quando McPhee è scivolato all’uscita della Curva 2 e la sua Honda è rientrata in pista venendo colpita dalle moto di Migno e Suzuki, caduti per terra proprio per evitare il contatto. Il secondo incidente che ha causato la bandiera rossa e la fine anticipata della gara, ha coinvolto il nostro Dennis Foggia, Artigas e di nuovo Sasaki, che questa volta è stato lui ad essere investito, provocando per fortuna solo un trauma cranico e un fortissimo spavento.

Il week end precedente lo svolgersi del Gran Premio di Francia iniziava con una notizia bomba: l’entrata della VR46 nella Motogp del 2022 con l’appoggio del munifico sponsor arabo del petrolio, Aramco, con allegata una foto che rappresenta già la Yamaha M1 vestita di questi nuovi colori. In realtà, l’accordo con Yamaha non c’è e sul tavolo delle opzioni sono presenti anche altre marche. Escluse Honda e Ktm con le quali non è mai iniziato un discorso, Suzuki che non ha ancora sciolto una riserva per quanto riguarda un team satellite, abbiamo già dimezzato il tavolo delle contendenti. Aprilia si chiama fuori da una possibile partnership tramite le parole del suo a.d. Massimo Rivola che ritiene la moto non ancora competitiva per lottare per la vittoria nei singoli Gran Premi, rimangono Ducati e Yamaha. In casa Ducati sono possibilisti e fiduciosi nel chiudere un eventuale accordo con la VR46 tanto che il management precisa che i due deludenti anni trascorsi da Rossi in Ducati erano sotto un’altra gestione con persone diverse al comando della casa bolognese da quelle che ci sono oggi; in casa Yamaha il general manager Lin Jarvis dovrà attentamente valutare l’ipotesi di continuare con il team Petronas che in questi anni ha portato a risultati sorprendenti o se virare sulla squadra capitanata dal nove campione del mondo. Col tempo scopriremo le risposte non solo sulla moto utilizzata ma anche sul nome dei piloti ingaggiati (Marini? Bezzecchi? Morbidelli? Lo stesso Valentino?).

Ritornando al Gran Premio corso domenica 16 maggio sullo storico circuito di Le Mans, le condizioni miste di bagnato – umido – asciutto hanno favorito la straripante vittoria rosso Panigale con tre Ducati ai primi quattro posti (Miller al suo secondo centro stagionale, Zarco al suo terzo posto d’onore e Bagnaia quarto che lo vede distanziato di un solo punto in classifica generale dal giovane francesino della Yamaha, Fabio Quartararo che è l’unico serio pretendente al titolo dei quattro centauri della casa giapponese). Tale risultato sta a significare che la Ducati è da considerarsi la moto più competitiva della Motogp, più della Desmosedici che portò nel 2017 Andrea Dovizioso ad un passo dal titolo; il lavoro eseguito dagli ingegneri ha alzato ancora una volta l’asticella del livello tecnico della categoria regina e la strategia della scelta dei piloti del dopo Dovizioso-Petrucci pare che siata stata centrata alla grande.

Nel successivo Gran Premio del Mugello, la Ducati, con la caduta di Bagnaia al secondo giro causa il profondo turbamento del pilota davanti alla tragica notizia della morte del giovane 19enne Jason Dupasquier, dopo tre vittorie consecutive delle edizioni precedenti, non centra nemmeno il minimo risultato del podio piazzando solamente Zarco al quarto posto (ora diventato secondo nella classifica generale ai danni dello stesso Bagnaia) e Miller alla sesta posizione. Quartararo invece, nonostante l’handicap della punta di velocità massima sul rettifilo principale del Mugello, grazie all’aiuto del nuovo dispositivo holeshot fornitogli da Yamaha che lo porta a compiere una partenza magnifica, coglie la terza vittoria stagionale incamerando il massimo margine di punti di vantaggio nell’attuale stagione. Con Vinales sempre fuori dal podio , incostante e ormai schiacciato dal confronto interno, con Morbidelli autore di due gare incolori e sfortunate condizionate dall’entrata scellerata di Pol Espargaro in Francia e dal contatto Marc Marquez Binder al Mugello nonche’ ad essere l’unico pilota della griglia ad usare una Motogp del 2019, con Valentino Rossi prigioniero del suo mito nonostante la prima gara terminata nella top ten ma con un pesante distacco , la Yamaha punta decisamente ad unico condottiero che è l’attuale leader del campionato, Fabio Quartararo. In Spagna il francese è stato protagonista di un acceso dibattito sulla sicurezza; a cinque giri dalla fine della gara si apre la cerniera della sua tuta mettendo a repentaglio non solo la sua incolumità ma anche quella degli altri concorrenti perché impossibilitati nell’attaccarlo ad armi pari. Quartararo in un misto di affascinante sfida a metà tra il coraggio e l’incoscienza continua imperterrito la gara a 330 km/h sul rettilineo principale della pista catalana fino a terminare sul podio la gara. Al suo rientro subito penalizzato col quarto posto per aver tagliato la chicane, dopo cinque ore un’ulteriore penalizzazione a seguito di un esposto dei rappresentanti di Suzuki e Ducati, portava il pilota della Yamaha a retrocedere fino al sesto posto. Perché la violazione della regola che alla sera ha portato la Direzione Gara a imporre codesta penalità, è la stessa che non ha portato ad alcuna sanzione poche ora prima? Zarco, dopo lo zero del Portogallo, non ha più sbagliato giungendo sempre al traguardo e con questo quarto secondo posto si porta a soli 10 punti dal connazionale Quartataro, mentre la Ducati si porta in testa al mondiale marche appaiando la Yamaha. Con il terzo posto di Miller e il settimo di Bagnaia la rossa di Borgo Panigale si trova con tre piloti ai primi quattro posti della classifica generale.

La Suzuki in Francia non porta nessun pilota al traguardo perché Rins non riesce più a trovare le mezze misure facendo registrare, complice due cadute una delle quali 200 metri dopo l’entrata in pista , il terzo zero consecutivo in gara mentre Mir perde incredibilmente di lucidità, quando all’uscita di una curva cade abbandonando la moto al suo destino e torna verso il suo box credendo di poter ripartire con la seconda moto; peccato che la regola in vigore dica che per fare il cambio moto si debba portare nel box la prima e ripartire con l’altra. Mir non è pero tipo che si abbatte facilmente, infatti è il campione del mondo in carica! Durante la pausa ha lavorato alacremente per ottenere un buon risultato al Mugello ed è ciò che ha esattamente fatto. Sapendo di avere un ottimo passo gara, è partito dalla nona casella per rimontare con costanza , calma e concentrazione al terzo posto ad un soffio dalla piazza d’onore ottenuta da un redivivo Miguel Oliveira su Ktm, mentre il compagno Rins cade e fa segnare il quarto zero consecutivo in classifica. A Barcellona nonostante il miglioramento delle prestazioni sul giro secco, Mir è partito piuttosto indietro in griglia e in gara non ha avuto il passo per salire sul podio, mentre Rins infortunato non ha partecipato alla competizione segnando il quinto stop consecutivo. Ai box della casa giapponese senza la presenza di Davide Brivio la situazione è meno tranquilla, inoltre i rivali hanno fatto passi da gigante.

Ma cosa è successo per rendere la Ktm così competitiva tanto da aver raggiunto il record di velocità massima pari a 362,4 km/h ottenuto da Zarco in Qatar? Dopo un Gran Premio di Francia salvato dai risultati del tema satellite Tech 3 grazie alla sensibilità sul misto bagnato-asciutto dei suoi due alfieri, Petrucci quinto e Lecuona nono, la casa austriaca ha montato solo sulle moto del team ufficiale un nuovo telaio risolvendo immediatamente i problemi riscontrati all’anteriore mentre il debutto di una nuova benzina ha appunto migliorato sensibilmente le prestazioni motoristiche della moto arancione. In Spagna il discreto ma velocissimo Oliveira ha ottenuto così la sua terza vittoria in carriera. Da notare che sul podio del Gp di Catalogna sono saliti solo piloti appartenenti alla Case europee, tra di loro la competizione è ai massimi livelli dato che Ktm ha acquistato da Ducati l’ex braccio destro di Gigi Dall’Igna, Fabiano Sterlacchini.

Tornando in casa Italia, l’Aprilia, con i suoi due piloti in ottime posizioni in Francia (ALeix Epargaro era sesto e Lorenzo Savadori era decimo), subisce un tracollo tecnico per via della rottura del motore delle sue moto. Il riscatto è prontamente avvenuto al Mugello portando entrambi i piloti a punti con Espargarò settimo a soli cinque secondi dal podio, facendo notare che il potenziale della Casa di Noale è ormai tenuto sotto occhio da tutti i suoi avversari, e con Savadori (ricordiamolo che è campione in carica della Superbike tricolore) quindicesimo che continua il suo apprendistato in Motogp con una crescita lenta ma costante. Dato che con Savadori abbiamo ricordato velocemente la Superbike italiana, è quindi doveroso sottolineare la gara di Pirro (quattro volte campione italiano Sbk) che fino a tre giri dalla fine era in nona posizione e primo degli italiani fino a quando non ha commesso un errore alla variante Materassi Borgo San Lorenzo che lo ha costretto a un dritto facendolo retrocedere in tredicesima posizione. Nel successivo Gran Premio la casa veneta ha racimolato un solo punto con Lorenzo Savadori perché la punta Aleix è caduto quando occupava un’ottima sesta piazza.

Capitolo Honda più pieno di dolori che di gioie. In Francia Marquez è stato autore di quattro cadute di cui due in prova e due in gara mentre era in testa e poi mentre stava rimontando; in Italia a parte la polemica sopra citata della tattica che ha adottato durante le prove, le qualifiche e il warm-up, è caduto alla Luco Poggio Secco e a Barcellona ha incassato il terzo stop consecutivo. Ciò che preoccupa di più i vertici della Honda è il comportamento di Marc. Sa di essere il miglior pilota della categoria, in questo momento particolare dovrebbe accontentarsi ma non riesce a farlo; in Francia avrebbe potuto terminare a podio se non si fosse fatto prendere dalla foga come a Jerez 2020; attenzione al fatto che non viene nominata a caso questa gara, perché proprio da codesta gara avrebbe dovuto trarre insegnamento per non commettere più errori simili o addirittura uguali. Invece Marquez quando non può lottare per la vittoria manca di lucidità, vedi gli errori commessi nella stagione 2015 quando terminò terzo in classifica generale. Per la sua condizione fisica, l’omero si è rinsaldato ma il guaio attuale ora è la spalla destra operata a inizio 2020.

Per quanto riguarda gli altri piloti, sul bagnato francese si sono difesi egregiamente Alex Marquez sesto e Takaki Nakagami settimo ma al Mugello dove la Honda non vince dal 2014 per manifesta inferiorità tecnica sul tracciato toscano sono stati solo dolori con la caduta del giapponese e il quattordicesimo posto di Alex. Va sottolineato che da questo Gran Premio la Honda ha finalmente deciso di dare a tutti la stessa moto per capire e recepire le sensazioni di ogni singolo pilota, ma i risultati ancora non si vedono. Una valutazione a parte meritano le prestazioni di Pol Espargarò; dopo essere caduto nel warm up in Francia e avendo perso quella poca fiducia che aveva acquisito nella moto, ha corso il Gran Premio terminandolo in ottava posizione e ultimo dei piloti Honda, accusando poi la casa nelle interviste post gara di trovare nei box del team un senso di smarrimento e confusione. Al Mugello Pol è stato il migliore dei piloti Honda ma ha terminato solamente al dodicesimo posto incassando un distacco di ben26 secondi. Nel post gara, forse portato dai capi giapponesi a dichiarazioni più politicamente corrette, ha comunicato che ha accolto positivamente il fatto che la Honda ha dato per tutti i piloti la stessa moto ma non ha fatto nessun commento positivo o negativo limitandosi a dire che rispetta il lavoro degli ingegneri e non sarà di certo lui a contrastarne il metodo di lavoro che ha portato la casa nipponica ad essere la plurititolata della Motogp. Nel Gp di Catalogna il migliore è stato Alex Marquez, undicesimo, che si è pero lamentato del fatto che non si ha una base sui cui lavorare e che ogni modifica provata non porta a nessun risultato. Per la Honda è il peggior inizio di stagione dal 1982, non sembra più la casa reattiva che dimostrava strategie chiare e grandi capacità tecniche, ora pare che per prendere una qualsiasi decisione ci voglia parecchio tempo.

In Moto 2 stiamo assistendo alla battaglia interna nel team Ktm-Ajo (con telaio Kalex dato che la casa austriaca si è ritirata dalla categoria a fine 2019) tra il rookie Raul Fernandez e il più navigato Remy Gardner, figlio dell’ex iridato 500 Wayne. In Francia Fernandez ha ottenuto la sua prima pole, seconda vittoria stagionale e terzo podio nelle ultime cinque gare portandosi ad un solo punto dal compagno classifica che si è difeso col quarto podio stagionale incamerato. Il nostro portacolori e giovane stella del team VR46 Marco Bezzecchi, con una moto sicuramente inferiore a quella del duo Ajo , è riuscito a finire sul podio scavalcando in classifica generale il favorito del mondiale , Sam Lowes, al secondo zero in tre gare. Il britannico era partito fortissimo con due pole e due vittorie ma ora senza la costanza , sta perdendo posizioni in classifica generale dato che si trova solamente al quarto posto. Al Mugello Remy Gardner ha finalmente ottenuto la prima vittoria stagionale superando al fotofinish il compagno Fernandez e allungando di 6 punti il divario nella classifica di campionato. Marco Bezzecchi ha tenuto il trenino dei fuggitivi in classifica terminando il Gran Premio al terzo posto a tavolino dopo che il velocissimo americano Joe Roberts sorpassandolo ha oltrepassato i limiti della pista perdendo per l’’ennesima volta il tanto agognato podio. Nel successivo Gran Premio di Catalogna nuova doppietta Gardner- Fernandez con Bezzecchi ai piedi del podio. Per Gardner e Bezzecchi il futuro è già segnato : nel 2022 correranno rispettivamente con Ktm Tech 3 e con Ducati VR46.

In moto3, la pista bagnata francese ha creato un inedito podio con la prima vittoria dello spagnolo Sergio Garcia sulla GasGas (marchio di proprietà dell’emisfero Ktm), il primo posto d’onore per il ceco Salac e i primi punti nonché il primo podio per il genovese Riccardo Rossi con il giovane leader Acosta solo ottavo al traguardo ma tranquillamente avanti in classifica di oltre 50 punti. Al Mugello detto del tragico incidente occorso a Jason Dupasquier, la triste vittoria è andata al nostro velocissimo portacolori Dennis Foggia, nonché prima vittoria dell’anno in casa Team Leopard (team plurimedagliato in moto3) e in casa Honda. Il leader Acosta ancora ottavo al traguardo mantiene comunque più di 50 punti di vantaggio sul compagno di squadra e connazionale Jaume Masia. A Barcellona seconda vittoria stagionale per la GasGas di Sergio Garcia col podio completato dalla Honda di Alcoba e dalla Ktm di Denzi Oncu. Acosta, solo settimo, mantiene la testa della classifica ma vede ridursi il suo vantaggio a 39 punti sul connazionale Garcia.

Luca Riva*

* Membro del Collegio dei revisori dell’Associazione Amici dell’Autodromo e del parco


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