#Spuntodivista: violenze sugli anziani, non basta indignarsi
Besana Brianza: maltrattamenti nella casa di riposo di Brugora. L’immagine è tratta dal filmato di una videocamera nascosta piazzata dagli inquirenti

#Spuntodivista: violenze sugli anziani, non basta indignarsi

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Cinque operatori di una casa di riposo di Besana Brianza sono sotto accusa per maltrattamenti fisici e abusi psicologici su alcuni ospiti. Non basta indignarsi, anche perchè, in Italia, non è la prima volta. Servono controlli preventivi e maggior rigore nel reclutamento degli operatori: una società civile ha il compito e il dovere di proteggere le fasce più deboli.

Cinque operatori sanitari di una casa di riposo di Besana Brianza sono accusati di aver commesso violenze fisiche e verbali nei confronti di alcune ospiti della struttura, signore dagli 81 ai 99 anni con gravi disabilità motorie e cognitive. «Fai schifo», «Quando muori?», «Qui ci vorrebbe un’insulina fatta bene…» sono alcune delle frasi pronunciate tra una percossa e l’altra, comportamento inaudito non perché coinvolge persone deboli e indifese, ma perché lo è a prescindere. In questi casi si usa il condizionale: in uno Stato di diritto qual è il nostro un indagato non è colpevole prima di una sentenza di tribunale. Le evidenze però sono queste: per sette mesi, le telecamere piazzate dagli investigatori hanno registrato prepotenze e abusi reiterati. Da qui l’inchiesta e le denunce.

L’episodio, l’ultimo di una serie vergognosa lungo tutto lo stivale, potrebbe spingere per un’accelerazione del progetto sulla video-sorveglianza in strutture sensibili come asili nido e rsa (la legge c’è, ora bisogna applicarla), ma non è questo il punto. Il punto è capire, al di là dei controlli preventivi, quali siano i criteri di selezione degli operatori dell’assistenza, quali test attitudinali debbano superare e che tipo di formazione professionale ricevano, perché per lavori così particolari occorrono persone speciali. Il punto è sperare, da cittadini di una società civile, che gli indagati di Besana e di tutte le Besana d’Italia siano sottoposti a un processo veloce ed equo, che la pena non sia insulsamente «esemplare» ma semplicemente inflitta secondo il codice, e che però venga espiata sino in fondo, senza sconti e senza verbi al condizionale.


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