#Spuntodivista: qualche lezione per il futuro
Lo slogan anti-virus: la battaglia si combatte anche con l’ottimismo

#Spuntodivista: qualche lezione per il futuro

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Le tante eredità che ci lascerà il virus: la necessità di investire di più nella ricerca, la ridefinizione dei rapporti fra Stato e territorio, nuovi e più coordinati modelli comunicativi per evitare equivoci e confusione.

Quando di tutta questa storia avremo solo un brutto ricordo, sarà quello il momento per riflettere su alcune eredità lasciateci dal virus. Andrà fatto, per esempio, un serio ragionamento sul tema della salute pubblica, sull’indebolimento strutturale di un sistema mortificato dalle scelte politiche e sulla necessità di rivitalizzarlo attraverso maggiori risorse da investire nella sanità e nella ricerca scientifica: il 6,5% del Pil, la cifra più bassa tra quelle dei paesi maggiormente industrializzati, non basta.

Andrà ridefinito il rapporto tra Stato e istituzioni territoriali, oggi logorato da una vicenda che ha messo in campo visioni diverse, spesso in conflitto tra loro, quasi mai solidali in un momento in cui servirebbe un minimo di unità nazionale. Tuttavia il virus ha suggerito la soluzione: un piano condiviso da tenere pronto nel cassetto come linea-guida nazionale contro le emergenze sanitarie future (se mai ci saranno).

Andrà messo a punto anche il modello di comunicazione utilizzato dall’autorità pubblica per informare la popolazione. E qui, essendo l’informazione un argomento strettamente connesso al concetto di democrazia, vale la pena soffermarsi un po’. Ora funziona così: dopo il punto del commissario all’emergenza Arcuri, c’è la conferenza stampa pomeridiana della Protezione civile nazionale con il commissario-bis Borrelli, che segue di poco (e spesso è in contemporanea) quella di Gallera di Regione Lombardia, a sua volta anticipato di qualche ora dal suo principale, il governatore Fontana. Una pioggia di parole, cifre, previsioni, analisi.

Il rischio è evidente: l’infobesità è nemica della chiarezza, genera equivoci e anche inquietudine, come quella seminata nel fine settimana dal premier Conte con l’annuncio di una “comunicazione”, prevista alle 22,45 e andata in onda mezz’ora dopo, per raccontare i provvedimenti restrittivi che la Lombardia aveva disposto, con maggior rigore, tre ore prima. Il virus lascerà eredità pesanti, ma ci sta dando qualche utile lezione per il futuro.


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