#Spuntodivista: proteggere gli anziani, non confinarli
Gli anziani e il Covid: proteggerli è un dovere della comunità

#Spuntodivista: proteggere gli anziani, non confinarli

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Da “improduttivi” (secondo l’agghiacciante definizione di un presidente di Regione) a vittime ancora nel mirino del Covid. Ecco perchè il vero virus è l’ignoranza di chi li considera un problema per la comunità.

In Italia gli ultrasettantenni sono 10 milioni, il 17,3% della popolazione. Se si aggiungono i 65-69enni (3,5 milioni), la percentuale sale al 23%. Anche in Brianza gli “over 65” - 198mila - rappresentano il 22,5% degli abitanti. Dunque, una persona su 5, nel nostro Paese e nel nostro territorio, rientra nella categoria “anziani”, intorno alla quale in questi giorni si è aperto un dibattito a tratti surreale. Sorvoliamo sull’uscita agghiacciante di un presidente di Regione circa l’«improduttività economica» di queste persone («Dire cavolate - sosteneva il saggio - è inevitabile ogni volta che le circostanze obbligano qualcuno a parlare senza sapere di che cosa sta parlando»): è però vero che il tema merita di essere approfondito. La popolazione anziana è la più esposta al Covid, la più falcidiata dal contagio, va protetta e su questo siamo tutti d’accordo. Il problema è come: non certo con l’isolamento domiciliare che sa di reclusione, non con la separazione coatta tra giovani e «over», magari sì con percorsi protetti, trasporti dedicati, negozi, uffici pubblici e ambulatori con aperture ad hoc. Se ne parlò anche in primavera e non se ne fece nulla. Organizzazione troppo complessa, si disse, e venne scelta la strada del lockdown. La stessa percorsa oggi, con in più la novità delle zone colorate a contagio variabile. Nell’illusione che anche il virus, finalmente collaborativo, rispetti pure lui regole e confini.


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