#Spuntodivista: le (inutili) polemiche sul 25 aprile
Monza: celebrazione 25 Aprile (Foto by Fabrizio Radaelli)

#Spuntodivista: le (inutili) polemiche sul 25 aprile

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Polemiche a non finire sulla celebrazione del 25 aprile, una data che divide, oggi più che mai, la politica. Ha ragione la senatrice Liliana Segre: bisogna imparare la storia, altrimenti chi è morto per la libertà muore un’altra volta.

Una sindaca forzista brianzola che annulla gli eventi previsti invocando “una pausa di riflessione” (da che cosa? e perché?). Gli amministratori leghisti che, in obbedienza alle indicazioni del capo supremo, disertano le celebrazioni programmate in tutta Italia. Le schermaglie fra schieramenti opposti in vari Consigli comunali, con tanto di vertiginose mozioni d’ordine. I comunicati di forze parapolitiche che si ostinano con arroganza a negare la storia e l’evidenza.

Cronaca ordinaria di un 25 aprile nella stagione del cambiamento: nonostante una lunga tradizione di divisioni e di pericolosi distinguo, mai come quest’anno le polemiche sono state così avvelenate. Sarà colpa del clima politico tossico che stiamo vivendo, sarà che più la storia sbiadisce più è facile riscriverla, sarà che il paraocchi ideologico oscura sempre più il valore del ragionamento, ma quella che dovrebbe essere una festa di popolo, di tutto il popolo italiano, ha riacceso dispute scriteriate, scatenando un regolamento di conti che con la vittoria sul nazifascismo – l’unico, inclusivo significato della guerra di Liberazione - ha poco o nulla a che fare.

Lo spirito del tempo, purtroppo, è questo: anziché ricordare chi ha combattuto per la libertà (partigiani di ogni colore, eserciti alleati, militari italiani), c’è chi preferisce derubricare un passaggio fondamentale del nostro percorso democratico a impiccio fastidioso, o rozzamente ridurre quel passaggio a un semplice “derby” tra fascisti e comunisti. Ha ragione la senatrice Liliana Segre: la politica di oggi impari la storia, altrimenti chi è morto per la libertà muore un’altra volta.


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