#Spuntodivista: la scuola dimenticata
Il nodo della scuola: riuscirà a ripartire in settembre?

#Spuntodivista: la scuola dimenticata

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. L’Italia è ultima fra 37 Paesi per gli investimenti sull’educazione dei giovani. E poi non stupiamoci se abbiamo il più basso tasso di laureati d’Europa e il più alto per dispersione scolastica. Senza contare le ultime mosse governative, che scaricano sui presidi la responsabilità di ripartire a settembre.

Se davvero la scuola italiana, come dicono certi nostri governanti, fosse ai primi posti dell’interesse pubblico, il nostro Paese non sarebbe nelle condizioni descritte dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico: fanalino di coda, tra i 37 Paesi membri, per la percentuale di spesa pubblica riservata all’istruzione. Destiniamo ai diversi gradi del nostro sistema educativo il 6,9% del totale della spesa. Investono più di noi, semplicemente, tutti: dagli Usa alla Colombia, dalla Gran Bretagna al Cile (ben oltre il doppio). Per l’istruzione pre-primaria e primaria l’Italia ha speso, nel 2017, 25 miliardi, cinque in meno rispetto al 2009. Per medie e superiori 30 miliardi, 2,3 in meno che nel 2009. Per l’università 5,5 miliardi: undici anni fa erano 7.

È come la camminata del gambero: e poi non chiediamoci perché abbiamo il più basso tasso di laureati d’Europa e uno dei più alti di abbandono scolastico. E non chiediamoci nemmeno se la pandemia aggraverà la nostra povertà educativa: non è un’ipotesi, è una certezza. Sulla scuola è calata la scure del non-pensiero e dell’inazione: le linee-guida del Ministero sull’apertura di settembre sono un “fate vobis” che scarica sulle spalle dei presidi la responsabilità e gli oneri della ripartenza.

Fa tenerezza la proposta del professor Raffaele Mantegazza, eminente pedagogo e docente universitario, di trasformare il primo giorno di scuola in una festa nazionale. A meno che non sia una provocazione, per rimarcare il vuoto cosmico nel quale far sventolare il tricolore.


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