#Spuntodivista: la riscossa della “generazione sdraiata”
Monza, 15 marzo 2019, manifestazione studentesca per il clima in piazza Trento e Trieste (Foto by Fabrizio Radaelli)

#Spuntodivista: la riscossa della “generazione sdraiata”

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Un recente sondaggio dice che 3 diciottenni italiani su 4 andranno a votare alle Europee. Milioni di giovani sono attesi al prossimo appuntamento in difesa della Terra. E anche a Monza gli studenti si mobilitano discutendo del loro futuro. Ma siamo così sicuri che i ragazzi di oggi siano abulici e indolenti?

È stato molto istruttivo, l’altro giorno, assistere al teatro Manzoni alla contesa dialettica (i colti la chiamano «debate») tra ragazzi delle scuole superiori di diversi istituti brianzoli. La discussione era sui risultati delle politiche europee in tema di ambiente e riscaldamento globale: le due tesi in competizione, abilmente dibattute, sono state un modo per fare cultura e opinione con la sola forza della parola, corroborata però dalla conoscenza dei fatti e dall’analisi dei dati (quando vogliono - e quando sono messi in condizione - gli studenti dimostrano di saper studiare).

Molto significativo è anche il risultato di un recente sondaggio condotto tra 10 mila giovani europei in vista delle Europee del 26 maggio: tre neo-diciottenni italiani su quattro hanno espresso l’intenzione di recarsi alle urne, nonostante sentimenti di sfiducia, frustrazione e preoccupazione nei confronti della politica. Dentro questa scelta leggiamo due segnali importanti: il primo, un’assunzione di responsabilità rispetto ai temi del momento; il secondo, la volontà di essere protagonisti nella costruzione del futuro. Come protagonisti, del resto, si sentono le centinaia di migliaia di ragazzi che si sono dati appuntamento la prossima settimana nelle piazze di ogni dove (Monza compresa) per un altro venerdì in difesa della Terra.

C’è tanto fermento positivo nel mondo giovanile che abiterà il domani, eppure c’è chi definisce «sdraiata» la generazione dei «teenagers» di oggi. Tendiamole una mano, anziché giudicarla sommariamente: c’è il forte sospetto che sia un luogo comune.


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