#Spuntodivista: la malamovida e le “colpe” del coronavirus
Monza Via Bergamo Movida notturna (Foto by Fabrizio Radaelli)

#Spuntodivista: la malamovida e le “colpe” del coronavirus

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Ci sarà anche un nesso tra lockdown e la movida selvaggia registrata recentemente dalle cronache, ma episodi di violenza o intemperanza da parte dei giovani ce ne sono sempre stati. È un cortocircuito di educazione, civismo e di cultura ben radicato, e mai seriamente considerato, anche prima dell’avvento del virus.

Da Torino a Palermo, come ha scritto Repubblica, il peso del lockdown si è riversato sulle spalle dei ragazzi, la qual cosa spiegherebbe certi recenti episodi di rissosità e abusi nel mondo della cosiddetta movida giovanile. Le cronache ne segnalano la diffusione anche a Monza e in altri centri della Brianza. Qual è la tesi della maggioranza degli esperti? Giovani violenti perché devastati da alcol e sostanze o adolescenti semplicemente fuori controllo se ne sono sempre visti, qui invece saremmo di fronte a un problema più generale e dilagante, con un nesso stretto tra queste manifestazioni e il trauma della quarantena, vissuta come un’esperienza illegittima di privazione della libertà e di limitazione dei diritti.

LEGGI Movida e vandalismi a Monza e in tutta la Brianza: l’allarme per ragazzi sempre più violenti

Esiste poi il rovescio della medaglia: un’altra ragguardevole fetta di gioventù, a lockdown concluso, si ostinerebbe in un isolamento volontario che esclude ogni relazione o contatto sociale. Un disagio universalmente noto (per definirlo si ricorre al termine giapponese hikikomori, “stare in disparte”), eppure anch’esso indicato come una delle inevitabili eredità sociali collegate alla clausura forzata.

La ricerca di spiegazioni è ciò che spinge al miglioramento della conoscenza, ma non siamo così sicuri che il covid-19 debba essere necessariamente la ragione o l’acceleratore di tutte queste situazioni. Il mondo giovanile propone in larga maggioranza modelli positivi (basti pensare alle catene solidali innervate dall’attività di milioni di ragazzi e ragazze), ma il peggior modo per afferrarne le dinamiche è confinarlo in categorie, e cercare motivazioni - talvolta giustificazioni - là dove esiste un cortocircuito di educazione, di civismo, di cultura ben presente anche prima dell’avvento del virus.


© RIPRODUZIONE RISERVATA