#Spuntodivista, i ragazzi del venerdì non meritano bugie
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#Spuntodivista, i ragazzi del venerdì non meritano bugie

Nella rubrica del direttore Claudio Colombo, l’impegno dei giovani per salvare la Terra viaggia tra le piazze reali e quelle virtuali di internet. Senza, però, che le generazioni che li hanno preceduti comprendano appieno il loro slancio partecipativo.

I conflitti generazionali sono antichi come il mondo, ma quello che vede protagonisti i «ragazzi del venerdì» ha una cassa di risonanza sconosciuta al passato: si chiama Internet e si sviluppa attraverso i cosiddetti social, la lavagna virtuale sulla quale ingaggiamo piccoli tafferugli quotidiani che riempiono la giornata e danno un vago senso di partecipazione, ma quasi sempre non portano a nulla. Sui «ragazzi del venerdì», che si sono dati come obiettivo il temerario progetto di salvare il pianeta Terra dalla distruzione, la gamma di commenti prevalente va dal dileggio all’insulto, per non parlare delle allusioni sul ruolo di forze oscure, poteri forti o presenze aliene che manipolerebbero lo slancio partecipativo di milioni di giovani in tutto il mondo. È vero: i social non sono la Bibbia, non tutti li usano, bisogna prenderli con le pinze e via distinguendo, ma segnalano una tendenza sulla quale vale la pena ragionare. È facile comprendere da chi arrivino attacchi e sfottò: da chi non cerca di capire e approfondire, ma si limita a giudicare sparando sentenze. Serve a qualcosa protestare e scendere in piazza? A niente, soltanto a bigiare la scuola e a intasare le strade, e poi usano lo smartphone e mangiano da McDonald’s: la Rete gronda di questi commenti. Se solo si scavasse un pochino, invece, si scoprirebbe la nascita di miriadi di iniziative e comportamenti virtuosi, primi effetti di una ribellione che sta muovendo la coscienza collettiva verso un nuovo modo di considerare il rapporto con l’ambiente in cui viviamo. I «ragazzi del venerdì» sono già passati dalle parole ai fatti, mentre molti di noi, vecchia generazione, maestri delle occasioni perdute, inarcano il sopracciglio, alzano le spalle, li liquidano come chiassosi e visionari fannulloni.


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