#Spuntodivista: essere responsabili non assolve i pasticcioni
Coronavirus, la fase 2 tra aperture e nuovi obblighi. (Foto by Foto di Giusy Taglia)

#Spuntodivista: essere responsabili non assolve i pasticcioni

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Fase 2 tra luci e ombre e nuove disposizioni da seguire: sarà il comportamento di ciascuno di noi a fare la differenza. Il che non significa assolvere coloro che, nella catena di comando, hanno gestito questa situazione con soluzioni spesso pasticciate.

Secondo un rapporto dell’Istat, la mortalità in provincia di Monza e Brianza è aumentata del 96,5% nel periodo fra il 20 febbraio e il 31 marzo: 1.528 decessi contro una media di 868 calcolata sui dati del quinquennio precedente. I morti ufficiali Covid-19 sono 359, più o meno la metà del surplus registrato. Qualcosa non torna, ed è legittimo pensare a una situazione ben più grave e complessa: la tragedia del coronavirus che conosciamo attraverso i numeri delle autorità è soltanto una parte della storia.

Quando si parla di fase 2, di ripartenza, di ritorno alla normalità bisognerebbe tener presente questi numeri, soprattutto nel momento in cui il popolo tutto, dopo l’isolamento domiciliare, si riversa nelle strade come se nulla fosse accaduto. Umano è l’istinto che ci spinge a recuperare il tempo perduto - poco meno di 60 giorni, ricordiamolo sempre: un minimo di contestualizzazione sarebbe benvenuta -, criminale è il volerlo fare con modalità che non tengono conto di un’emergenza ancora irrisolta.

Ricorrere a termini come responsabilità, consapevolezza, prudenza è persino banale, ma di fronte a strutture economiche e sociali che si stanno facendo carico di problemi enormi per garantire sicurezza e prevenzione (pensiamo alle aziende che riaprono, alle attività di servizio e di commercio, al sistema dei trasporti pubblici), sarà il comportamento di ciascuno di noi a marcare la differenza.

Sentirsi responsabili perchè il contagio venga sempre più circoscritto non significa assolvere chi, nella linea di comando, ha mal gestito la crisi con soluzioni spesso pasticciate, ma solo riaffermare l’importanza e l’autonomia del singolo individuo nel contesto della comunità in cui vive e nel rispetto di un compito condiviso di pubblica utilità.


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