#Spuntodivista: elezioni targate Lega, il centrosinistra faccia autocritica
Un seggio elettorale a Giussano (Foto by Foto Attilio Pozzi)

#Spuntodivista: elezioni targate Lega, il centrosinistra faccia autocritica

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Non è solo “colpa “ dell’effetto-Salvini se la Lega si è presa la Brianza. Le regole della politica locale sono diverse: il centrosinistra, anziché accettare la sconfitta come un evento ineluttabile, dovrebbe aprire un dibattito sulle ragioni del crollo elettorale. Usando, magari, un pizzico di autocritica.

Non è soltanto «colpa» dell’effetto-Salvini se la Lega si è presa la Brianza. O meglio, sa tanto di alibi sostenere la tesi che l’onda verde che ha travolto l’Italia abbia modificato, da sola, anche l’orizzonte del voto locale. Se dieci dei 31 Comuni brianzoli al voto (con presenze «pesanti» come Giussano, Besana e Bovisio) sono passati a coalizioni a trazione Carroccio, aggiungendosi ai sette riconfermati al centrodestra, occorrerebbe elaborare un ragionamento serio sui motivi della sconfitta del centrosinistra. Utilizzando, magari, gli strumenti dell’autocritica e dell’analisi fattuale, i soli punti di partenza da cui i battuti dovrebbero ripartire. Il voto locale, è vero, può essere influenzato dai flussi ciclici che mutano gli equilibri nazionali, ma la storia ci insegna che le regole del territorio sono diverse: contano le persone, entrano in gioco la conoscenza dei problemi e le proposte per la loro soluzione, le cose fatte e le promesse mancate. Noi lo abbiamo toccato con mano nei nostri «Faccia a faccia» nei Comuni dove si è disputata la partita delle amministrative: la gente chiede concretezza, scelte precise, risposte adeguate ai temi proposti dal vivere quotidiano. Su questo si misura il gradimento dei concittadini, su questo si pronunciano gli elettori. Accettare la sconfitta come evento ineluttabile, attribuendola esclusivamente al vento che tira dall’altra parte, è un’analisi da visuale stretta: assomiglia molto a una fuga dalle responsabilità ed è, in definitiva, la conferma a posteriori che la frattura tra governanti e governati, creatasi nel tempo, non è stata riparata con prontezza.


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