#Spuntodivista: educazione civica a scuola, è una corsa contro il tempo
La legge prevede l’introduzione di 33 ore annue di insegnamento dell’educazione civica nelle scuole elementari, medie e superiori. (Foto by Foto di Fabrizio Radaelli)

#Spuntodivista: educazione civica a scuola, è una corsa contro il tempo

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. La crisi di governo rischia di congelare la legge che introduce nelle scuole l’insegnamento dell’educazione civica a partire dall’imminente avvio dell’anno scolastico. Sarebbe un peccato: l’argine al degrado culturale e comunicativo deve partire dalle nuove generazioni.

Era tutto scritto, emendato ed approvato, ma in questi tempi di politica ridotta ad avanspettacolo c’è un piccolo-grande provvedimento che non potrà avere applicazione, almeno in tempi brevi, salvo “miracoli” dell’ultim’ora. Si tratta dell’introduzione nelle scuole elementari, medie e superiori dell’insegnamento dell’educazione civica, un progetto sul quale in Parlamento c’è stata un’ampia convergenza. Purtroppo questo impegno diffuso e largamente bi-partisan potrebbe non bastare per rendere operativa la legge a partire dal prossimo, imminente anno scolastico: pubblicato in extremis il testo sulla Gazzetta Ufficiale, ora si aspetta il via libera ministeriale che rischia di non arrivare in tempo.

«Il momento non aiuta» ha candidamente ammesso il leghista brianzolo Massimiliano Capitanio - primo firmatario della legge - facendo riferimento alla crisi politica in atto. Si teme un rinvio al 2020, sempre che la normativa non subisca revisioni da parte del governo che verrà o non si perda tra i meandri dell’implacabile burocrazia italiana. Vero è che la legge, così come è stata concepita, non è proprio ciò che prevedeva il progetto originario: non più materia a se stante, ma «soltanto» 33 ore da inserire nel programma annuale.

Tuttavia parlare ai giovani di Costituzione e Europa, di ambiente e salute, di cittadinanza digitale e legalità, di bullismo e diritto al lavoro sarebbe un passo avanti rispetto al degrado comunicativo e culturale che sta deteriorando la nostra società a tutti i livelli. Fermare questo degrado partendo dai giovani è un obbligo civile: ogni tempo perso è un insulto al bello delle cose, alle idee che hanno un senso e che rendono il futuro meno tenebroso.


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