#Spuntodivista: e ora “liberiamo” gli anziani delle Rsa

#Spuntodivista: e ora “liberiamo” gli anziani delle Rsa

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Alcune residenze assistenziali hanno ancora regole rigidissime per le visite parenti, vetri divisori compresi. Altre hanno allestito spazi di ritrovo in sicurezza senza ricorrere a misure che fanno sentire i nostri anziani esclusi dal mondo degli affetti. Questo è l’esempio da seguire.

Se la riapertura delle scuole doveva dare un segnale, questo è arrivato forte e chiaro: il virus è ancora pericoloso ma non invincibile e in questa fase si può contrastare senza più nasconderci. Sarebbe cosa giusta, ora, concentrarsi su un altro versante del Covid: quello degli ospiti delle case di riposo, i martiri della prima ora, colpevolmente dimenticati dai media.

Bisognerebbe invece parlarne, e infatti lo facciamo qui, poiché arrivano anche da Monza e Brianza continue segnalazioni di strutture superblindate, dove le visite sono ancora contingentate e un vetro separa i malati dai parenti. Esattamente come in piena emergenza, quando precauzioni e privazioni erano alla massima potenza dopo l’inutile strage causata da decisioni politiche scellerate. «Lo sguardo opaco che offri attraverso la barriera, le voci ovattate, i gesti così freddi e distanti non danno conforto ma tormento. È umano tutto questo?», ci ha scritto una signora. Non lo è.

Alcune residenze sanitarie hanno allestito spazi di ritrovo dove le misure di sicurezza sono garantite senza ricorrere a vetri o divisori. Dovrebbero farlo tutte. Abbiamo appena restituito ai ragazzi il loro diritto al sapere. Ora liberiamo i nostri anziani dal sentirsi prigionieri in una gabbia che li esclude dal mondo degli affetti.


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