#Spuntodivista: droga e giovani, quei numeri che fanno paura

#Spuntodivista: droga e giovani, quei numeri che fanno paura

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. L’ultimo rapporto della Direzione centrale antidroga segnala un fenomeno preoccupante: la diffusione tra i giovani di nuovi prodotti a basso costo e spesso adulterati. E a tirare le fila del business, oggi più che mai, sono le organizzazioni criminali di stampo mafioso.

Non è vero che il virus ha congelato il mondo degli affari. Non quello degli affari sporchi, almeno, e soprattutto non quello della droga. Durante la sospensione da Covid, a fronte di un calo esponenziale dei reati, il narcotraffico non ha mai smesso di prosperare, con i soliti grandi player in campo, a cominciare dalle mafie (’ndrangheta in testa), i nuovi gruppi di spaccio (il 40% italiani, in crescita la componente femminile), i soliti meccanismi acchiappa-clienti (prezzi bassi per prodotti spesso adulterati).

Ogni nuovo rapporto delle forze dell’ordine trasmette inquietudine: segnala, è vero, significativi successi nell’azione di contrasto, ma conferma con numeri sempre crescenti la diffusione di un cancro sociale che coinvolge, soprattutto, le fasce giovanili (come testimoniano le cronache di questi ultimi giorni). Anche l’ultimo dossier diffuso dalla Dcsa, la direzione centrale antidroga del ministero dell’Interno, certifica la tendenza, ponendo la Lombardia e le sue province al centro del narcotraffico in Italia. E segnala, anche, il fenomeno sempre più diffuso della commercializzazione online delle droghe sintetiche, sostanze nuove che sfuggono ai data-base della polizia, che circolano liberamente, che infettano i giovani più del coronavirus.

Come suggerisce don Luigi Ciotti, da sempre in prima linea su questo fronte, tra le tante cose da fare occorrerebbe anche un programma di prevenzione sui rischi della dipendenza da stupefacenti, «ma la prevenzione è stata la principale vittima dei tagli di finanziamenti e risorse alla sanità, mediamente il 50%. Alcuni servizi sono scomparsi, altri languono». Ecco perché, nel grande dibattito pubblico sul ritorno alla normalità, questo è un tema che non va dimenticato.


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