#Spuntodivista: dalla parte degli anziani
L’attività delle residenze assistenziali ai tempi del Covid: un dibattito aperto

#Spuntodivista: dalla parte degli anziani

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Le Rsa nel mirino del coronavirus e non solo: errori nella gestione delle attività hanno creato ferite profonde nel rapporto fiduciario con le famiglie degli ospiti. L’appello è da condividere: tornare a un clima di collaborazione.

Una lettera di Roberto Mauri, direttore della cooperativa La Meridiana di Monza, eccellenza del terzo settore per quanto riguarda l’assistenza agli anziani, riapre il tema delle Rsa al tempo del coronavirus. L’intervento segnala il malessere degli operatori di fronte a una tragedia che ha travolto una parte importante della nostra società, la parte più debole, gli anziani. E che colpisce, nello specifico, laddove la concentrazione di anziani è massima, ossia le case di riposo e di assistenza.

Il malessere, secondo Mauri, nasce dal luogo comune che vorrebbe gli operatori delle residenze nel ruolo dei “cattivi”, di coloro che assistono poco e male, che negano informazioni ai parenti, che blindano gli ospiti in una bolla di sofferenza e solitudine. Percezione esagerata, forse, ma comunque fondata su errori e scelte politiche che hanno prodotto, soprattutto nella prima ondata pandemica, ferite profonde nel rapporto fiduciario con le famiglie, penalizzando anche le Rsa più serie e attrezzate. Tra i tanti danni collaterali prodotti dal Covid, certo non soltanto in tema di anziani, va annoverato anche questo: la perdita della serenità di giudizio, ostaggio di pulsioni emotive più che frutto di elaborazioni logiche. È un virus dell’anima da fermare al più presto. Non servono nemmeno vaccini: sono già dentro di noi e si chiamano equilibrio e ragionamento.


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