#Spuntodivista: contro il virus dell’odio sociale
La senatrice Liliana Segre a Monza nel dicembre 2018 (Foto by Foto Fabrizio Radaelli)

#Spuntodivista: contro il virus dell’odio sociale

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Gli attacchi via web alla senatrice Segre e l’istituzione in Senato di una Commissione sugli hate-speeches sono un punto di svolta nella sfida agli odiatori della Rete: serve bloccare un virus che si sta pericolosamente diffondendo nella nostra società.

Violenze verbali, commenti ripugnanti, minacce. Si deve purtroppo ancora parlare di ciò che sta accadendo alla senatrice Liliana Segre, una quieta signora di 89 anni sulla quale si riversano ogni giorno, via web, fino a 200 commenti che hanno qualcosa a che fare con il suo essere di religione ebraica, e come se esserlo fosse una colpa. Il già terribile «Hitler non ha fatto bene il suo mestiere», uno dei tanti attacchi online letti negli ultimi tempi, è nulla in confronto alle feroci contumelie seminate sui social contro una donna che ha tatuato sull’avambraccio il numero 75190 ed è sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, dove morì suo padre. Bisognerebbe capire come si possano solo pensare certe frasi ignobili, metterle per iscritto e inviarle al destinatario.

LILIANA SEGRE NE AVEVA PARLATO ANCHE A MONZA NEL 2018
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La Procura di Milano ha aperto un fascicolo contro ignoti, visto che la Rete è uno spazio aperto anche ai vigliacchi: spiace dirlo, ma è destinato a coprirsi di polvere, così come la polvere ha per mesi coperto un disegno di legge che la stessa Liliana Segre, appena nominata senatrice, depositò in Parlamento per istituire una Commissione sugli hate-speeches, gli incitamenti all’odio sociale legato a fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo. La signora ne parlò proprio a Monza sul finire del 2018 davanti a 800 studenti con il groppo alla gola (ascoltare le storie della Shoah può essere scioccante, se a farlo è una testimone diretta ti può cambiare la vita).

C’è voluto quasi un anno perchè il Senato approvasse la Commissione, e nemmeno con il voto di tutte le forze politiche: sdegno unanime a parole, poi litigi sulle virgole e paraocchi ideologici. Ogni giorno di ritardo nella sfida agli odiatori del web significa dar nutrimento a un virus che non riguarda solo frange di fanatici nazisti, ma si sta diffondendo a macchia d’olio, e sottotraccia, nell’intera società.


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