#Spuntodivista: chi ha paura (e chi no) della città-grattacielo
Il progetto di recupero dell’area di via Ticino, quartiere di San Fruttuoso a Monza

#Spuntodivista: chi ha paura (e chi no) della città-grattacielo

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Nuove torri in vari quartieri, discussioni a non finire: se i progetti verranno realizzati, il profilo di Monza cambierà sensibilmente. Ecco perchè è giusto (e doveroso) che anche le scelte urbanistiche diventino parte di un grande dibattito pubblico.

Se l’epilogo della storia ricalcherà quello dell’ormai mitologico eco-mostro di Desio – ventitrè piani di insensatezza urbanistica ormai abbandonati a se stessi – allora non è nemmeno il caso di parlarne: quello è, e resterà, uno dei più clamorosi esempi contemporanei di malagestione del territorio. Tuttavia il riferimento a Desio - sempre attuale quando si discute del rapporto fra città e ambiente, dei bisogni dell’uomo e di quelli della natura, insomma di sviluppo urbanistico sostenibile - appare eccessivo nel dibattito che sta appassionando Monza.

Ci sono progetti che cambieranno il profilo, non solo visivo, della città: il bosco verticale di Boeri a Regina Pacis, i palazzi da dieci piani all’ex feltrificio Scotti, i tre grattacieli a San Fruttuoso. Se questi progetti verranno realizzati, la Monza dei prossimi decenni sarà totalmente diversa da quella che conosciamo. Ma sarà meglio o peggio? Nel dibattito necessario si sono inserite voci eterogenee, a vario titolo schierate pro o contro, molte condivisibili perché poggiate su argomentazioni scientifiche e rilievi nel merito, altre, diciamo, più ruspanti perché legate a motivazioni “di pancia”. Sono sorti comitati, i quartieri si mobilitano, le consulte si schierano.

La bellezza dello scontro, al netto di posizioni ideologiche precostituite, è nel vedere la città rispondere con prontezza a sollecitazioni forti come quella di un cambiamento urbanistico così massiccio, così diffuso, così epocale. Un dialogo però è necessario: che sia divisivo è scontato, che debba essere propositivo un’urgenza. Qui non sono in gioco solo un pugno di palazzoni nuovi, ma un’idea e una visione di città che ipotecheranno il suo futuro.


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