#Spuntodivista: c’è un altro virus che assedia la Brianza
Le mani della ’ndrangheta anche sulle attività di street-food

#Spuntodivista: c’è un altro virus che assedia la Brianza

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. L’ultimo blitz contro la ’ndrangheta riapre il dibattito sulla criminalità di stampo mafioso: serve una presa di coscienza generale per fermare un fenomeno che mette a rischio il tessuto economico e sociale del territorio.

La normalità è anche questo: riscoprire certe cattive abitudini che certi strani personaggi non riescono proprio a staccarsi di dosso. Per esempio, terrorizzare aziende e lavoratori con minacce e ritorsioni. O dedicarsi al recupero crediti con metodi, diciamo così, poco ortodossi. Oppure garantire sicurezza ai negozi con un’offerta che non si può rifiutare: o paghi il pizzo o la tua attività brucia. Uno di loro, a un certo punto, parla di un debitore e dice: «Gli sparo quattro colpi in faccia, gli faccio saltare il cranio...». E un altro : «Quando mi vedono hanno tutti il terrore dentro; sfrutto questa fama e quelli sganciano».

Eccola, la nuova e sempre antica normalità: il dover fare i conti, in Brianza, con una rete di malavita organizzata che si può chiamare come volete, ’ndrangheta o mafia, tanto il succo non cambia. È una rete che accalappia e sfinisce, si insinua nel tessuto economico trasformandolo in business opaco, agisce ad alti livelli (talvolta con la connivenza della politica) ma anche bassi, taglieggiando piccole e sudate attività. Il sentimento comune spesso non raccoglie questi segnali, è distratto, pensa che mafia e ’ndrangheta siano entità impalpabili, lontane, tutt’al più roba da fiction.

La realtà, invece, sono i blitz all’alba dei carabinieri, gli arresti, i processi, le condanne. O le parole allarmate di un magistrato in prima linea come Alessandra Dolci, che da tempo mette in guardia la gente, tutti noi, sui pericoli di infiltrazione sociale che questo tipo di malavita può generare. C’è virus e virus. Questo è conosciuto: il vaccino per sconfiggerlo è non ignorarlo.


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