#Spuntodivista: adeguiamoci (toccando ferro)
Code per effettuare il tampone Covid in via Magenta a Monza (Foto by Fabrizio Radaelli)

#Spuntodivista: adeguiamoci (toccando ferro)

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Tra norme confuse, abbozzi di rimedi, ordini e contrordini, il Covid avanza a grandi passi. Sullo sfondo lo spettro del lockdown totale, modello primavera 2020, la soluzione più elementare e disperata ma in assoluto la più disastrosa per il Paese.

Chiudono tutto? Eh no, bisogna aprire. E se aprono, bisogna chiudere. Coprifuoco? Mica siamo in guerra. Allora chiusure mirate: ma dai, solo palliativi. Il governo interviene? È dittatura. E se si affida ai territori, fa lo scaricabarile. Basta, pietà. Arriverà il giorno, si spera non lontano, in cui faremo pace con il buon senso (noi cittadini, la politica, i governanti, i virologi), e tuttavia bisognerà avere memoria lunga di questi giorni intensi, che replicano tempi già visti e purtroppo trascorsi invano. Nessuna lezione imparata, nessun avvertimento assimilato, nessuna idea chiara su come arginare un nemico perfido e tenace.

Da giovedì 22 ottobre in Lombardia ci proviamo con il fermo notturno, copiato dalla Francia ma più soft, quindi già indiziato di scarsa efficacia persino da coloro che lo hanno suggerito. A livello nazionale, sono già operative restrizioni severe che colpiscono bar ristoranti, palestre e piscine. Siamo a un soffio da lockdown più corposi, a cui ci avviciniamo a grandi passi fra abbozzi di rimedi, esperimenti, ordini e contrordini: confusione che genera confusione. Intanto, come sempre, la patata bollente passa a noi - noi popolo -, al nostro sollecitatissimo senso di responsabilità, alle mascherine, all’amuchina, alla distanza e ora all’oscuramento dalla seconda serata. Adeguiamoci e tocchiamo ferro, perchè se andrà peggio qualcuno dirà che la colpa è nostra: e allora cinghia più stretta, modello primavera 2020. La soluzione più elementare e disperata, ma in assoluto la più disastrosa.


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