#Spunto di vista: quando parlare di aria inquinata dà assuefazione
Inquinamento dell’aria: come ogni inverno, desta allarme la presenza delle polveri sottili

#Spunto di vista: quando parlare di aria inquinata dà assuefazione

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Si torna a parlare di aria inquinata e di come fare per combatterla. Ma spesso le misure prese sono cervellotiche e contraddittorie: la gente rischia di non capirci più nulla. E di assuefarsi a un tema che ricorre ogni inverno, ma si fa più drammatico con il passare degli anni

Ed eccoci qua, puntuali come i treni giapponesi, a parlare di inquinamento e di aria irrespirabile. Questo argomento sta diventando un simpatico appuntamento annuale che dura poche settimane, durante le quali i giornali si sbizzarriscono nella titolazione, gli esperti si accapigliano e i politici fanno come al solito, cioè buttano un po’ di fumo con decisioni mai risolutive e aspettano che la buriana finisca.

Questa volta, poi, siamo a livelli grotteschi: le misure-tampone, solitamente mirate a ridurre la circolazione delle auto quando si sa che i due terzi delle micropolveri nocive non proviene dai loro scarichi, vengono decise il lunedì e revocate il mercoledì, ma poi minacciate per il venerdì perchè la situazione, forse, peggiorerà. Siamo dipendenti dal vento, dalla pioggia e dalla pressione atmosferica, che si possono prevedere, certo, che possono essere nostri alleati, sicuro, ma che non devono essere lasciati soli in una battaglia nella quale è l’uomo - cioè noi tutti, e in primis chi si è assunto l’onere di governarci -, a dover prendere coscienza di un problema che riguarda la nostra salute e quella delle future generazioni.

La gente è disorientata dal balletto di ordini e contrordini che vengono calendarizzati a getto continuo. C’è il rischio di non capirci nulla, anche perchè, al di là dei blocchi a singhiozzo, ciò che vale, poniamo, per Monza e Seregno non vale per le vicinissime Meda e Vimercate: eppure l’aria (malata) è la stessa. Ma la conseguenza più evidente di questa situazione è un’ altra: è l’effetto-assuefazione che si sta generando nell’opinione pubblica.

Come se parlare di inquinamento ambientale, di polveri sottili, di malattie respiratorie non fosse un problema drammatico, ma il solito, noiosetto, dimenticabile tormentone che ci tocca sorbire ogni anno.


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