#SpuntodiVista: la «signora prefetto» e il peso dello Stato
Monza il prefetto Patrizia Palmisani (Foto by Fabrizio Radaelli)

#SpuntodiVista: la «signora prefetto» e il peso dello Stato

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Attenzione ai temi del lavoro e contrasto alle mafie e alla criminalità, ma anche trasparenza e chiarezza nelle scelte. La missione di Patrizia Palmisani, da mercoledì 27 marzo a capo della Prefettura di Monza e della Brianza, è avvicinare sempre più l’istituzione-Stato ai bisogni e alle aspettative dei cittadini.

La “signora prefetto” (come preferisce essere chiamata, a dispetto dell’Accademia della Crusca che consentirebbe il termine “prefetta”) ha le idee chiare: il “peso”della presenza dello Stato a Monza e in Brianza dipende in gran parte dalla sinergia tra le varie istituzioni. Un concetto non nuovo, quello del “fare squadra”, ma che è bene ribadire nel momento in cui la nuova Questura, in arrivo a metà aprile, rafforzerà il presidio delle forze dell’ordine in città e nell’intera provincia.

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Si tratta di un salto di qualità che il territorio aspettava da tempo, sostiene la dottoressa Patrizia Palmisani nel giorno della sua investitura, e in queste parole si può cogliere anche il senso di una sfida culturale ambiziosa ma necessaria: riportare alle giuste dimensioni quella “percezione di insicurezza e pericolo” che non sempre corrisponde alla realtà e con la quale spesso, aggiungiamo noi, si giustificano atteggiamenti e politiche di chiusura verso il mondo che cambia.

Restano però centrali, nell’agenda dei prossimi anni, due specificità della Brianza da trasformare in obiettivi di mandato: l’attenzione ai temi del lavoro e delle imprese e il contrasto alle infiltrazioni mafiose, fenomeni che spesso si incrociano in un’area ad elevata densità produttiva. Senza dimenticare il dialogo con la comunità, che la “signora prefetto” intende coltivare in maniera diretta attraverso un link telematico aperto alle segnalazioni e ai suggerimenti dei cittadini: un buon modo per ripensare il rapporto tra l’istituzione-Stato e la società civile, cancellando la “percezione di incomunicabilità”, questa sì reale e assai diffusa, che spesso separa l’uno dall’altra.


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