#Spunto di vista: il bisogno di avere punti di riferimento
Don Dino Gariboldi (1930-2020), arciprete emerito di Monza (Foto by Foto di Fabrizio Radaelli)

#Spunto di vista: il bisogno di avere punti di riferimento

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. La scomparsa di don Dino Gariboldi, arciprete emerito, per 40 protagonista della vita di Monza, lascia un vuoto e crea un’urgenza: la necessità di poter contare, in questi tempi confusi, su figure in grado di interpretare la realtà in cui viviamo e di indirizzarla verso il bene comune.

L’ultimo saluto a don Dino Gariboldi, in un Duomo traboccante di amici, fedeli, cariche istituzionali, politici di diverso colore e semplici cittadini, non è stato soltanto il doveroso riconoscimento a un personaggio illustre che per 40 anni ha segnato la vita della città.

Un’altra lettura possibile sulla scomparsa dell’arciprete emerito, meno emozionale e soprattutto non condizionata da tentazioni agiografiche, senza per questo risultare irriconoscente rispetto ai grandissimi meriti del suo operato, può portarci ad allargare il discorso a un tema generale che riguarda da vicino la nostra società: l’urgenza di poter contare su solidi punti di riferimento morali e intellettuali, attraverso figure capaci di dettare una linea di azione e di principio, di indicare una via, di tracciare una visione. Persone, insomma, in grado di offrire alla comunità di appartenenza i codici di interpretazione di una realtà sempre più disordinata, oggi quasi mai lineare, e talmente contaminata dalla confusione dei ruoli da risultare terreno fertile per banalizzazioni del pensiero e proposte avventuristiche.

Il buono della società, in tutti i campi della convivenza civile, si misura anche dal valore di coloro che ci rappresentano, dalla loro capacità di interpretare il mondo che abitiamo, di indirizzarlo verso il bene comune. Ciò che si definisce leadership - perché è di questo che stiamo parlando - non è un dono innato, ma si conquista per gradi e con un grande dispendio di sé: è l’esempio a fornire il metodo, la presenza a dare forma e sostanza ai progetti, l’autorevolezza guadagnata sul campo a rendere possibili e condivisi anche gli obiettivi più temerari. Per crescere non servono «uomini forti», ma persone sincere a cui dare in custodia la nostra fiducia.


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