Spunto di vista: Brianza colonizzata dalle mafie, ed è un problema che riguarda tutti noi
Agenti della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia

Spunto di vista: Brianza colonizzata dalle mafie, ed è un problema che riguarda tutti noi

L’editoriale del direttore Claudio Colombo. Un lombardo su tre considera la mafia “un fenomeno marginale”, ma i dati della Dia fotografano una situazione diversa: con un giro d’affari che sfiora i 400 milioni l’anno, sottrae risorse allo sviluppo e condiziona la vita di tutti noi.

La mafia non esiste e, se esiste, è qualcosa che non ci tocca da vicino, è fuori dal contesto, estranea alla nostra vita quotidiana. Un lombardo su tre la pensa così: è il dato che emerge da una ricerca di Libera, l’associazione guidata da don Luigi Ciotti. Ma se la percezione è questa, la realtà è un’altra e sono i numeri della Direzione investigativa antimafia a certificarla: la mafia, anzi le mafie, ci sono eccome, e stanno colonizzando la Brianza. Con la loro struttura piramidale, i generali e le truppe, le basi territoriali dislocate in centri nevralgici del territorio (Monza, Desio, Seregno, Limbiate, Lentate): vere holding del malaffare che collegano mondi diversi – ‘ndrangheta, mafia, camorra – ma affini per statuto sociale, concentrati su svariati interessi criminali che vanno dall’estorsione al mercato della droga, dalla vendita di armi al riciclaggio di denaro sporco.

È una mafia diversa dai clichè conosciuti al cinema. Altro che gretta, rurale e analfabeta: oggi la criminalità organizzata è 2.0, veste elegante, parla forbito e usa strumenti tecnologici all’avanguardia. Si muove in contesti di finanza torbida, si insinua nelle pubbliche amministrazioni, condiziona la politica e la vita economica, interagisce con la criminalità straniera, il fenomeno nuovo che non scalza quello vecchio ma si compatta in un amalgama pericoloso da cui trarre nuova forza.

In Brianza il suo giro d’affari sfiora i 400 milioni di euro all’anno. È denaro sottratto all’economia legale, sono risorse negate allo sviluppo e alla crescita del territorio in cui viviamo. La mafia c’è, e sta sulla sponda opposta del vivere civile.


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