Gp d’Italia, dal motorino ai vertici Pirelli: ecco la Monza di Mario Isola
Mario Isola, direttore Pirelli motorsport

Gp d’Italia, dal motorino ai vertici Pirelli: ecco la Monza di Mario Isola

«Ci venivo da ragazzino: quella passione oggi è il mio lavoro. Ma non sono viaggi, anche sacrifici». Sulle tribune forzatamente piene solo a metà: «Dopo un anno di pandemia, facile comprendere che anche le tasche dei tifosi siano più vuote»

Mauro Comi da Triuggio, capomacchina di Yuki Tsunoda in AlphaTauri, la fu Toro Rosso. E poi Nicola Marra da Muggiò, che proprio dalla scuderia di Faenza ha preso il volo per la Ferrari, sebbene l’appuntamento monzese lo veda da casa. E poi Massimo Donatellis, ingegnere lissonese della Pirelli, oltre ovviamente al monzese Davide Brivio, team manager della Alpine. Senza dimenticare Davide Valsecchi, ex campione del mondo Gp2 e commentatore tv, originario della Brianza comasca, e soprattutto Stefano Domenicali, imolese di nascita ma monzese d’adozione, che la Formula 1 ora la governa dal timone del Formula One Group. Che sia Brianza d’anagrafe o di frequentazione, per Mario Isola fa poca differenza. Lui che ha pedigree milanese, ma Monza la frequenta da sempre. E ora la vive da responsabile Pirelli. Del resto, «basti pensare che viviamo 25 weekend all’anno sulle piste. E lì conta innanzitutto la passione». Perché ci vuole innanzitutto quella, per affrontare una quotidianità «che molti pensano fatta di viaggi. Ma che inevitabilmente ha un impatto anche sulla vita privata». Isola, la sua passione per il mondo dei motori l’ha innaffiata proprio sulle curve del circuito monzese, «che da ragazzino raggiungevo in mezzoretta, in motorino». Perché sì, «la passione può essere la guida per le tue scelte e chiunque vorrebbe poterla seguire, facendone un lavoro». Lui che è cresciuto nei kart «e che a 25 anni sono entrato nel mondo Pirelli. Ho seguito il Gt, poi il Rally, e dal 2011 la Formula 1». Che non sarà quella a cui si era abituati, ma che deve essere vista con l’approccio <del bicchiere mezzo pieno. Lo scorso anno, quel che è arrivato è stato un regalo. Certo, eravamo abituati al 2019, con la vittoria di Leclerc, alla gioia dei tifosi, agli eventi organizzati a Monza e Milano. Ma questa è una Formula 1 che vuole andare nel territorio, incontrare la gente, è un suo obiettivo. Ho sentito di qualche lamentela per i prezzi: dopo un anno di pandemia, bisogna pensare che le tasche delle persone effettivamente possono essere più vuote. Sì, è un peccato non vedere Monza strapiena. Ma dico una cosa: settimana scorsa, in Olanda, il circuito di Zandvoort era pieno al 70 per cento. Era un muro arancione» per Max Verstappen, «e il termine di paragone era proprio Monza. Monza è conosciuto per questo suo spirito di festa ed è uno stimolo anche per gli altri, che vogliono tentare di fare altrettanto. È bello vedere questo, è lo sport che piace ed è positivo per il futuro della Formula 1».


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