Giro d’Italia 2020: teoria e pratica dello sprint, Démare ha fatto tredici
Lo sprint della tappa del Giro d’Italia (Foto by pagina facebook Giro d’Italia)

Giro d’Italia 2020: teoria e pratica dello sprint, Démare ha fatto tredici

Il giornalista Gianfranco Josti racconta il Giro d’Italia per ilCittadinoMb.it: il transalpino Démare ha vinto la sua tredicesima gara nella stagione arrivando primo anche al traguardo della tappa di venerdì 9 ottobre al Giro d’Italia.

Nel giorno forse più buio vissuto dal ciclismo francese che si è visto cancellare dal calendario 2020 la classica in linea più prestigiosa in programma il 25 ottobre, la Parigi-Roubaix (perché la zona in cui si sarebbe dovuta disputare è sotto allerta massima per il coronavirus), Arnaud Démare, campione nazionale transalpino, ha conquistato la sua terza vittoria di tappa al Giro d’Italia, grazie a uno sprint davvero sontuoso sul traguardo di Brindisi dove ha preceduto l’ex iridato Sagan e il quotatissimo australiano Matthews.

E così il nuovo re delle ruote veloci ha fatto tredici: tante sono le vittorie da lui conquistate in questa stagione ciclistica tanto particolare da non poter reggere alcun paragone con il passato. Nato nel 1991 a Beauvois, paesino vicino al Passo di Calais, al nord della Francia, appena ventenne Démare si è laureato campione del mondo Under 23 a Copenaghen passando al professionismo nel 2012 sotto l’egida di Marc Madiot.

Evidentemente tra lui e le gare italiane c’è feeling, tanto che nel 2016 si è aggiudicato la Milano-Sanremo, il traguardo più ambito degli sprinter mentre un anno fa al suo primo approccio con il Giro ha conquistato la vittoria nella Ravenna-Modena e quest’anno prima di schierarsi al via della corsa rosa, in agosto, ha piazzato il guizzo vincente nella Milano-Torino, la corsa più antica del calendario di casa nostra.

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I 143 chilometri che separavano Matera da Brindisi sono stati affrontati dal gruppo ad andatura folle. Si sapeva che il vento avrebbe potuto creare qualche imbarazzo a chi non è abituato a pedalare in particolari condizioni climatiche e così è stato: la Deceuninck, squadra belga della maglia rosa Almedia, la Jumbo Visma, squadra olandese di Kuijswijk uno degli aspiranti alla vittoria finale con i loro ventaglia hanno frantumato il gruppo subito dopo la partenza. Così Nibali e il danese Fulgsang si sono visti costretti ad inseguire un primo gruppo che oltre alla maglia rosa comprendeva l’olandese Kelderman, avversario molto pericoloso. Nella prima ora la media ha raggiunto i 55,600, poi tra rincorse, cadute, tentativi di fuga, recuperi affannossi, tirate pancia a terra uno sprint in cui gli appassionati di pedale azzurro speravano di rivedere protagonista Elia Viviani, il veronese che tanti successi ha ottenuto sulle strade del Giro. È rimasto tagliato fuori dalla lotta per il podio. Peccato perché in caso di successo avrebbe potuto fregiarsi del titolo di “vincitore della tappa in linea più veloce nella storia del Giro d’Italia”: i 51,234 di media oraria rappresentano il nuovo record.

Il Giro numero 103 si appresta a vivere un intenso week-end, sabato 10 ottobre con la lunga e impegnativa Giovinazzo-Vieste (200 km) e domenica 11 con il temutissimo arrivo in quota a Roccaraso.


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