Giro d’Italia 2020:  le pagelle di Gianfranco Josti all’edizione 103
Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia

Giro d’Italia 2020: le pagelle di Gianfranco Josti all’edizione 103

Gianfranco Josti, storica firma del Corriere della Sera e decano dei giornalisti di ciclismo, dà le pagelle al Giro d’Italia 2020 che domenica si è chiuso a Milano con la vittoria del londinese Tao Geoghegan Hart.

Gianfranco Josti, storica firma del Corriere della Sera e decano dei giornalisti di ciclismo, commenta il Giro d’Italia per ilCittadinoMb.it. Finita la gara, ecco le pagelle.

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Il Giro che non ti aspetti e che alla fine strappa applausi a tutti, anche a coloro che non avrebbero voluto disputarlo. Sono più le luci che hanno messo in risalto l’edizione 103 delle ombre che ne hanno offuscato l’immagine. Tempo di consuntivi, quindi tempo di pagelle.

Non si può non cominciare da chi ha disegnato il percorso di questo Giro d’Italia, costretto ad apportare indispensabili modifiche quando il coronavirus ha paralizzato il mondo intero sconvolgendo ogni programmazione in molti settori della vita comune, sport e ciclismo compresi. La corsa rosa avrebbe dovuto disputarsi dal 9 al 31 maggio con un cronoprologo a Budapest e due tappe per velocisti in Ungheria per poi trasferirsi in Sicilia dove, partendo da Agrigento avrebbe cominciato la lunga risalita verso nord.

Lo spostamento da maggio a ottobre non ha certo agevolato il compito di Mauro Vegni (voto 9,5) direttore del Giro, costretto ad apportare le indispensabili modifiche al progetto originario. Non gli ho dato 10 perché, proprio perché sapendo che questa edizione si sarebbe disputata in una stagione insolita, con il rischio di trovare sui passi alpini condizioni meteorologiche particolarmente avverse, avrebbe potuto evitare di presentare tra la tappa dello Stelvio e quella del Sestrière (che nella versione originale contemplava anche il Colle dell’Agnello, l’Izoard e il Monginevro) l’interminabile e inutile trasferimento da Morbegno ad Asti. Da condannare sotto tutti i punti di vista l’atteggiamento di alcuni corridori che hanno promulgato ed attuato lo sciopero-ammutinamento-ricatto per ridurne il chilometraggio ma con un pizzico di accortezza si sarebbe potuto evitare che questa bruttissima pagina sfregiasse una corsa a tratti davvero avvincente.

Il Giro 2020 ha confermato quanto già proposto dal Tour de France in settembre: nel mondo del ciclismo è in atto una rivoluzione generazionale, tanto che la maglia gialla è finita sulle spalle di un ventiduenne sloveno, Tadej Pogacar che il penultimo giorno di gara ha detronizzato il favoritissimo Primoz Roglic, 31 anni, suo connazionale. In Italia la maglia rosa per ben quindici giorni ha fasciato le spalle del ventiduenne portoghese Joao Almeida (voto 8,5) passato indenne su quasi tutte le salite ma bocciato dallo Stelvio.

Il mitico passo che segna il confine tra Trentino e Lombardia ha esaltato invece le doti di due giovani che parlano la stessa lingua, il venticinquenne londinese Tao Geoghegan Hart (voto 10) e il ventiquattrenne australiano Jai Hindley (voto 9) detentore di un record poco invidiabile: è riuscito a preservare la maglia rosa solo per una ventina di minuti, il tempo necessario per coprire i 15,7 km della crono Cernusco Sul Naviglio-Milano prima di cederla all’amico rivale.

Un altro corridore che si è guadagnato il massimo dei voti è stato Filippo Ganna (10) gigante piemontese campione del mondo a cronometro che ha trionfato non solo nelle tre tappe contro il tempo messe in calendario dal Giro, è stato anche capace di arrivare da solo a Camigliatello Silano, un traguardo più adatto agli scalatori che a lui. Pippo Ganna resta l’unico motivo di consolazione per il ciclismo italiano che ha visto la resa delle armi molto onorevole di Vincenzo Nibali (voto 5), campione gentiluomo che contava di salire ancora una volta sul podio della corsa rosa dopo essersela aggiudicata due volte.

Credo però che l’unico 10 e lode vada assegnato al Team Ineos Grenadiers, la formidabile squadra inglese di Tao il rosso e Pippo il gigante. Alla vigilia, tutti i corridori che vestono la divisa nera sapevano che il loro ruolo era quello di assecondare il capitano designato. Geraint Thomas campione olimpico a Londra e Pechino, vincitore del Tour 2018 e secondo in quello successivo aveva puntato tutto sulla corsa rosa, rifiutandosi quest’anno di gareggiare in Francia. Una imprevedibile caduta a Enna, nel trasferimento in attesa del via ufficiale, l’ha messo fuori gioco. A lungo Geoghegan Hart aveva pedalato accanto al capitano e solo quando l’ammiraglia ha capito che Thomas era prossimo alla capitolazione (le lastre avrebbero rivelato la frattura del bacino) il giovane londinese ,ha avuto via libera riuscendo a limitare i danni nei confronti dei grandi favoriti (Kelderman, Fuglsang,Nibali, Majka, Nibali, Pozzovivo, Krujiswijk) quel giorno tutti in grande spolvero.

Tappa dopo tappa, la maglia rosa del Giro 2020 ha conquistato la fiducia dei compagni e dei tecnici, ha saputo trasformare uno dei talenti più ribelli (Rohan Dennis, voto 9) nel più fedele dei gregari, da uomo-cronometro a irrefrenabile locomotiva sulle salite più impegnative. Logico e naturale che in piazza del Duomo a Milano insieme con Tao Geoghegan Hart si siano sentiti vincitori anche Ganna, Castroviejo, Puccio,e Swifft , fantastici membri di una guardia reale al suo totale servizio.


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